Archivi categoria: ICT

La Villa Romana di Patti Marina su OpenStreetMap

(pubblicato originariamente su OpenPatti)

Nell’ambito della presentazione dello studio di Michele FasoloTyndaris e il suo territorio“, tenutosi a Tindari presso il Palazzo dei Dioscuri lo scorso 28 Novembre davanti ad un pubblico davvero numeroso e attento, OpenPatti ha portato un proprio contributo con queste slide in cui si accenna agli open data in archeologia (ma potremmo più in generale auspicarne l’utilizzo per qualsiasi genere di bene culturale), citando l’esperienza dello SCRIPTORIVM di OpenPompei e la pubblicazione del Manifesto degli open data archeologici (MODA), raccontando infine della mappatura in open data della Villa Romana di Patti Marina su OpenStreetMap (attualmente il sito archeologico siciliano più dettagliato e documentato presente su una piattaforma geografica universale) e di come ricavare, con alcuni semplici strumenti, nuove mappe della Villa, arricchite di ulteriori contenuti, sempre in open data, partendo dai dati inseriti in OpenStreetMap.

Dopo aver ascoltato la relazione del prof. Fasolo, l’auspicio è che si possano presto riportare su OpenStreetMap almeno i risultati più importanti della sua ricerca.

Infine, con il necessario supporto della Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina, ci auguriamo che presto possa essere meglio documentato su OpenStreetMap anche il sito archeologico di Tindari.

N.B.: Per una migliore e completa fruizione della presentazione si consiglia di scaricarla sul proprio computer accedendo a questo link (Slideshare, ad es., non consente il funzionamento dei link delle prime tre slide)

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Quando gli innovatori fanno rete al Sud

Quando si parla o si scrive delle ragioni che fanno la differenza tra il Nord e il Sud del Paese, una di quelle che ricorrono maggiormente, tra gli stessi meridionali, è la loro incapacità di fare squadra, ovvero l’incapacità di superare quell’eccessivo individualismo o quell’innata diffidenza nei confronti dell’altro che, per retaggio culturale, impedisce loro di unire le forze per conseguire traguardi altrimenti irraggiungibili. Spesso, i tentativi di andare oltre i condizionamenti culturali e ambientali muoiono sul nascere per questa scarsa propensione allo stare insieme, ma fortunatamente le cose cambiano, si evolvono, cresce la consapevolezza della negatività di tali limiti ed emergono i tentativi di unire le forze.

E’ questo il caso di tre siciliani (Giuseppe Arrigo, Francesco Micali e chi scrive) e tre calabresi (Vito Caruso, Angelo Marra, Giuseppe Oppedisano), di età diverse tra loro, dai 29 ai 55 anni, tutti con esperienze di coinvolgimento diretto nella conduzione di imprese, che hanno dato vita ad un sodalizio all’insegna della fiducia, di valori etici condivisi  e di un reciproco rispetto trasmessosi in alcuni casi, sarebbe da dire, quasi per proprietà transitiva. Un sodalizio che nasce dal ritrovarsi accomunati dall’esigenza di produrre e sperimentare innovazione, quale può essere quella naturale di chi, da tempo, frequenta e alimenta community di innovatori. Ed è così che da incontri occasionali (ma neanche tanto, considerando i comuni interessi), passando attraverso esperienze che hanno permesso loro di consolidare i rapporti (a partire dalla più remota, quella del Sicily Innovation Lab, con le videoconferenze settimanali, per superare le distanze che ci separavano, e il conteggio all’inizio di ogni videoconferenza della quantità di CO₂ in tal modo risparmiata all’ambiente, fino a quelle più recenti, con Lo Stretto Digitale, RcStorming, Open Data Sicilia, Digital Champions), nasce infine, quasi come naturale conseguenza, il progetto PAN Travel. Un tentativo abbozzato e sviluppato a partire dall’inizio di questo anno che trova riconoscimento, dopo pochi mesi, nello scorso Settembre, nell’approvazione da parte del programma di incubazione europeo Finodex a cui il gruppo dei sei, nei mesi precedenti lo aveva sottoposto.
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Due progetti, Finodex e PAN Travel, che ruotano entrambi intorno agli open data e all’enorme potenziale che essi racchiudono; l’uno nel tentativo di favorire il dischiudersi di queste potenzialità, favorendo e incoraggiando la nascita di progetti che facciano appunto uso e riuso di open data, l’altro, in modo complementare, nell’affrontare la sfida di volere approntare una complessa infrastruttura che ne sveli l’utilità e li renda fruibili attraverso l’implementazione di un servizio completo a supporto del trasporto intermodale di cittadini e viaggiatori e di cui beneficino le stesse aziende di trasporto.

PAN, quindi, vuole essere uno strumento che, integrando tra di loro le più svariate modalità di trasporto di cui le persone possono fruire nei loro spostamenti (dalle forme più tradizionali, treno, bus, aereo, nave, alle più innovative, car sharing, bike sharing e quelle più in generale offerte dalle nuove forme della sharing economy) offra alle stesse la possibilità di scegliere, secondo propri criteri, un itinerario di viaggio tra tutti quelli individuati e visualizzati da PAN andando a ricercare e combinare tra di loro le varie possibilità di spostamento tra due punti del globo. Ad arricchire questo quadro, PAN, fruibile da un qualsiasi dispositivo che si connetta alla rete (computer, tablet, smartphone), consentirà inoltre, indifferentemente che si tratti di un viaggio attraverso l’Europa o di uno spostamento in città, di effettuare prenotazioni, acquistare biglietti di viaggio e di interagire con altri utenti in modalità social andando ad implementare i propri servizi sulla piattaforma di cloud europea Fiware, servendosi anche, ove possibile, di sensori e della crescente disponibilità di oggetti IoT (Internet of Things).

Tutto questo utilizzando gli open data che le varie compagnie di trasporto pubbliche e private, consapevoli delle implicazioni sottese, rendono disponibili sempre più frequentemente (integrati da dati di altro tipo, dove ancora gli open data non dovessero essere disponibili) e che i progettisti di applicazioni e servizi, come PAN, utilizzano per migliorare la qualità di vita di chi ha bisogno o voglia di viaggiare e che consentono alle aziende di trasporto di migliorare la qualità e la fruibilità dei servizi offerti.pan1

Digital Day a Messina per la Fattura Elettronica

Slide presentate presso la Camera di Commercio di Messina in occasione del Digital Day sulla Fattura Elettronica svoltosi il 9 Marzo in contemporanea in tutta Italia con il coinvolgimento di oltre 100 Digital Champion locali.

Buffer resuscita il posting automatico e contemporaneo anche su Google Plus

La possibilità di scrivere un post su un social network e automaticamente replicarlo su altri, rappresenta una bella comodità per chi specialmente utilizza in modo costante e sistematico i social network per i più svariati motivi, siano essi istituzionali, commerciali o di altra natura.

I primi strumenti per evitare i copia e incolla sono stati i collegamenti che è possibile impostare all’interno di alcuni social network; tipicamente da Twitter si può fare in modo che un proprio post venga pubblicato automaticamente su Facebook e, viceversa, da Facebook (avendo cura del limite dei 140 caratteri imposto da Twitter alla lunghezza del messaggio, pena il troncamento) pubblicare i propri post automaticamente su Twitter.

Ma se l’interscambio tra Facebook e Twitter funziona, non altrettanto può dirsi, ad esempio, a proposito di Google Plus a causa, fondamentalmente, delle guerre esistenti tra i principali attori della rete.

Nel Marzo del 2012, tuttavia e improvvisamente, apparve Twoogleplus, un servizio gratuito messo in piedi dal programmatore sudafricano David Tinker che permetteva di postare automaticamente sul proprio account Google Plus un messaggio inserito su Twitter. In tal modo diventava possibile (scrivendo un post su un account Facebook collegato a Twitter e quest’ultimo a sua volta collegato a Google Plus, grazie a Twoogleplus) riuscire a postare contemporaneamente e automaticamente su Facebook, Twitter e Google Plus.

La festa durò poco perché Google, accortasi della cosa, e evidentemente non gradendola, bloccò Twoogleplus lasciando sconsolati Tinker e tutti gli altri, me compreso, che utilizzavano con grande soddisfazione il super comodo servizio.

Nel frattempo, c’è da dire che, fortunatamente, sulla scena si sono consolidate la presenza e le prestazioni di alcuni strumenti, tra cui TweetDeckHootSuite, Buffer, che, venendo soprattutto incontro alle esigenze di chi, come già detto, opera costantemente sui social network, consentono loro di gestire da un’unica consolle più account o, “idealmente” lo stesso account registrato su più social network.

Ma ora Buffer, per la felicità di chi ha risentito della mancanza di Twoogleplus, ha in questi giorni annunciato e resuscitato la compianta funzionalità apparsa e scomparsa rapidamente durante lo scorso anno.

Buffer - Connect

il pannello per la connessione ai vari social network gestiti da Buffer, tra cui anche Google Plus

Una curiosità è costituita dalla circostanza che mentre TwooglePlus consentiva di connettersi ad un profilo (account personale) ma non ad una pagina, Buffer, al momento, consente esattamente il contrario, la connessione cioè ad una pagina Google Plus ma non ad un profilo; tuttavia, come si può vedere dall’immagine sopra, la predisposizione del pulsante per la connessione ai profili Google Plus lascia pensare che in Buffer stiano già lavorando per renderla possibile.

Buffer

Home page del sito di Buffer

Open Data alla DevFest Sicilia

Il 20 e 21 Ottobre scorsi si è svolto a Sant’Agata di Militello la DevFest Sicilia 2012. Si è trattato di un importante evento per svariate ragioni. Le DevFest sono eventi che si svolgono in tutto il mondo, con il supporto di Google, con l’obiettivo di far incontrare gli sviluppatori di software tra di loro e con gli esperti di Google stessa per approfondire la conoscenza delle tecnologie e dei servizi implementati da Google, ma non solo. Le DevFest sono anche occasioni di approfondimento e dibattito sui trend emergenti; indipendentemente dal fatto che abbiano o meno il marchio Google, sono eventi in cui si ha a che fare con  tematiche che coinvolgono in generale il mondo dell’information and communication technology (ICT), come lo possono essere un contest per un’idea imprenditoriale, un’occasione di elevator pitch per delle startup, o, come nel mio caso, una presentazione divulgativa sugli open data. La DevFest Sicilia 2012 è stata importante anche per alcune altre ragioni; è stato uno dei soli due eventi di questo tipo organizzati in Italia nel 2012 (l’altro si è svolto parallelamente in quei giorni a Firenze), ed è stata un’iniziativa nuova nel nostro panorama regionale siciliano, soprattutto provinciale, e , non ultimo dei dettagli, è stato organizzato congiuntamente dai tre Google Developer Group (GDG) siciliani (GDG Catania, GDG Nebrodi e GDG Palermo) con una scelta che è risultata vincente per i temi affrontati e per la presenza di alcune centinaia di partecipanti che hanno potuto assistere (interloquendo) alle presentazioni degli esperti presenti in sala o collegati in videoconferenza anche dall’altra parte dell’oceano; tutti elementi che, di fatto, hanno reso sold-out l’evento già molti giorni prima del suo avvio. E’ stata quindi vincente la scelta da parte dei tre GDG siciliani di collaborare mettendo in comune e, per quanto possibile, le forze di ciascuno dei tre gruppi.

Personalmente sono stato presente alla DevFest Sicilia per svolgere, in coppia con Paolo Mainardi, collegato in videoconferenza, una presentazione divulgativa sugli open data. Consapevole di quanto sia ancora poco diffusa nel Sud Italia la disponibilità di open data, l’intento era appunto quello di cogliere l’occasione della DevFest per fare un po’ di divulgazione sul tema.

Volunia vs. Weblin

Se avessi avuto ancora qualche dubbio, l’invito, apparso su Facebook, di guardare su Volunia la partita Italia-Inghilterra me lo ha tolto definitivamente.

Invito Volunia

l’invito a seguire su Volunia la partita Italia-Inghilterra agli Europei 2012

Solo che Weblin era più simpatico. Si, perché la similitudine tra Volunia e Weblin, che avevo intuito prima che venisse accettata la mia richiesta di entrare in Volunia, prima che potessi sperimentarla direttamente qualche settimana fa (quando finalmente la mia richiesta, dopo parecchi mesi, è stata accolta, proprio in quei giorni in cui Marchiori consumava il suo strappo), si conferma nell’uso di Volunia che viene proposto. Non so se ci sia o se ci sarà dell’altro che consentirà a Volunia di caratterizzarsi diversamente (Marchiori accennava a molto altro che non gli è stato permesso di realizzare) ma attualmente sembra di avere a che fare con Weblin redivivo.

i commenti su Volunia

alcuni commenti su Volunia durante la partita Italia-Inghilterra (Kiev, Europei 2012)

Un ambiente un po’ più statico, dicevo, perché su Volunia il ritrovarsi a commentare la partita davanti alla diretta di Rai 1 appare più freddo e troppo ordinato essendo confinato nella sidebar destra dove scorre la chat; in Weblin si respirava un’atmosfera più calda e simpatica per via di quei minuscoli avatar che si muovevano alla base della pagina come tanti omini davanti ad un maxischermo (chi volesse saperne di più, può leggersi su Apogeonline l’articolo che scrissi ormai più di quattro anni fa, nel 2008, quando Weblin apparve improvvisamente sulla

Commenti su Weblin davanti alla pagina di Repubblica.it

scena). L’avventura di Weblin è finita per mancanza di fondi (evidentemente, per varie ragioni, l’impresa della tedesca Zweitgeist si è rivelata insostenibile), Volunia sembra riprenderla, spero con miglior fortuna e spero con un po’ più di quella geniale fantasia che Weblin ci aveva fatto assaporare.

L’intervista su 40xPatti rilasciata a Isola Telematica, blog tematico di Quotidiano di Sicilia

(Intervista pubblicata originariamente su Isola Telematica)

E’ da ieri on line, su Isola Telematica, l’intervista di Benedetto Motisi su 40xPatti.

Isola Telematica è un blog di Quotidiano di Sicilia, una testata impegnata dal 1979 nel titanico tentativo di diffondere cultura e modelli etici per la modernizzazione della Sicilia e dei siciliani.

 

qds_mDopo l’intervista a Simone Di Stefano, ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con l’ideatore di Infopatti, Antonino Galante; un esperto delle piattaforme sociali che animano il Web, come avrete modo di leggere dalle sue risposte.

Dalle stesse emerge inoltre la proposta di un 40xSicilia, un network in grado di raggruppare tutte quelle realtà glocali in una piattaforma a vocazione regionale.
Vi lascio, dunque, all’intervista augurandovi una buona lettura!
 

1) Com’è nata l’idea di 40XPatti?

40xPatti, anzi Infopatti, è nata nell’Aprile del 2008 con l’obiettivo di costituire una comunità digitale locale, per aggregare e far discutere tra di loro i cittadini pattesi su temi di interesse per la città o, come recitano le finalità pubblicate sull’home page, per “favorire lo sviluppo e la diffusione a livello locale della cultura digitale e promuovere, in tal modo, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica”.

Da un punto di vista tecnico, scelsi la piattaforma per social network Ning le cui caratteristiche avevo avuto modo di apprezzare su unAcademy e alcuni altri social network di cui facevo già parte; il nome 40xPatti è stato aggiunto ad Infopatti successivamente, in seguito alla scoperta, un paio di mesi dopo, di 40xVenezia durante una conferenza promossa su Second Life da Kublai dove invitai alla realizzazione di un network nazionale di 40x da sviluppare con il supporto e la collaborazione di Emanuele Dal Carlo fondatore e animatore del social network veneziano, che già all’epoca contava circa 1500 iscritti; da qui quindi, grazie ad un’idea maturata su Kublai, possiamo dire che è nato 40xNetwork i cui primi aderenti, oltre 40xVenezia, sono stati 40xCatania, fondato e promosso da Simone Di Stefano, e 40xPatti, cui successivamente si è aggiunto 40xCagliari.

2) Quali sono i rapporti con gli altri portali “40x”? Pensi ci siano i margini per un coordinamento con altri social network come il vostro?

In effetti, come dicevo prima, i 40x nascono dalla volontà di alcuni di estendere e diffondere l’esperienza di successo veneziana ad altre città; ovviamente ogni città vive problematiche diverse e se per 40xVenezia il tentativo di trasformare Venezia in città albergo, sottraendo case ai veneziani per destinarle ai turisti, viene vissuta e temuta dai veneziani come una minaccia alla propria città e comunità, per realtà come Patti o anche Catania, dove la crescita turistica andrebbe sostenuta, trovare e destinare alloggi, magari abbandonati ed inutilizzati nei rispettivi centri storici, per recuperarli e valorizzarli destinandoli ad arricchire la ricettività turistica, rappresenterebbe un’opportunità di sviluppo.

Ma la differenza di problematiche da una città all’altra non esclude tuttavia che ve ne siano di comuni da affrontate insieme in appositi eventi come in realtà ci siamo ripromessi di fare in occasione dell’ingresso di 40xPatti nella rete dei 40xNetwork, quando, collegandoci da Patti via Skype, con Simone di Stefano a Catania, e con Emanuele Dal Carlo a Venezia, abbiamo ipotizzato eventi di questo genere che potrebbero essere realizzati grazie all’uso di ambienti quali Second Life anche se ad oggi non si è presentata ancora l’occasione di farlo; ad ogni modo, la presenza contemporanea di molti iscritti sui vari social network che fanno parte della rete 40x, permette spesso di sviluppare dibattiti in cui il contributo degli iscritti non locali è consistente e determinante e costituisce quell’importantissimo canale e mezzo di scambio di idee, competenze ed esperienze che può venire utile a realtà, ad esempio come Patti, che per molteplici ragioni, storiche, geografiche, ambientali, sono a corto di idee, competenze ed esperienze fondamentali per la soluzione anche di problemi apparentemente banali.
Si rivela anche importante l’apporto dei locali che non vivono più nel loro luogo di origine e che entrando a far parte del 40x della città di origine riescono a portare un importante contributo frutto delle esperienze maturate altrove, come ad esempio sta succedendo proprio in questi giorni per 40xPatti.

Comunque, chiunque abbia interesse a creare un nuovo 40x, può farlo, entrando in contatto con qualcuno degli animatori di una delle reti 40x esistenti, purché segua alcune regole comuni e adatti il manifesto di 40xVenezia alla propria realtà locale come è già stato fatto dagli altri 40x.

3) Qual è stato e quale sarà il contributo di 40xPatti a iniziative “offline”?

Proprio in questi giorni 40xPatti esce per la prima volta dal proprio ambito digitale per passare a quello fisico, del faccia a faccia; e lo fa proprio per dar luogo ad un dibattito proposto durante lo svolgimento di una discussione sviluppatasi sul social network nei mesi precedenti e dopo essere riuscito ad assicurarsi la presenza degli amministratori comunali senza il coinvolgimento dei quali il dibattito sarebbe stato privato degli interlocutori naturali della comunità.

Patti è una piccola cittadina e per di più meridionale, quindi oltre che trovarsi ad affrontare i comuni problemi di tipo ambientale (abitudini e mentalità prevalentemente riscontrabili presso i siciliani) cui anche gli amici di 40xCatania fanno fronte nella continua ricerca di azioni volte a sensibilizzare la coscienza civica dei cittadini, ha anche il problema, appunto, di essere un piccolo centro dove non è facile fare i numeri delle medie e grandi città.

Il nostro social network deve crescere ancora presso i pattesi e se non ha ancora dato vita ad associazioni (come è successo a Venezia) o ad azioni quale quella dei manichini a Catania, continuerà a proporsi come mezzo e occasione di crescita civile per Patti perseguendo l’obiettivo di abituare i pattesi al confronto costruttivo sia sulla rete come anche de visu; l’obiettivo non è certo internet fine a se stessa, ma la rete come formidabile strumento in più di cui disporre per favorire la crescita della comunità pattese a tutti i livelli, culturale, civile, economico.

4) “Il sottosviluppo esiste laddove vi è sfiducia nel cambiamento” (A. Cottica) è la frase di apertura di 40xPatti. Come pensi si traduca nella realtà pattese e siciliana nei confronti del mondo perennemente in rivoluzione del Web?

La frase di Alberto Cottica, fondatore e animatore di Kublai, che lessi in una sua intervista, mi colpì davvero per come sintetizzava e descriveva l’aborrito immobilismo pattese e siciliano in genere, che vivo, che viviamo purtroppo ancora, e questo potrebbe già essere sufficiente per risponderti; per me, quella frase rappresenta chiaramente il punto di partenza per convincere i miei concittadini a cercare il cambiamento, a far di tutto per uscire dalla condizione di sottosviluppo sociale, culturale, economico in cui ci troviamo, nel rispetto, ovviamente, dei principi etici.

E’ da tempo che penso a un 40xSicilia, ma non potrei assumermi l’impegno di animarlo da solo, e questo per rispondere alla seconda parte della domanda, per dire come dal web mi aspetti finalmente quelle aggregazioni e quelle azioni di democrazia dal basso che possono, potrebbero, lasciare il segno, fare la differenza nel favorire la crescita dei cittadini rispetto a quanto è avvenuto finora.

5) Dal tuo profilo emerge che sei “dentro” il mondo informatico da un bel po’ di tempo e che nel recente passato ti sei attivato per coniugare questa passionelavoro all’impegno sociale. Alla luce della tua esperienza come pensi si sia evoluto il ruolo mediatico del Web e in che direzione sta andando?

Diciamo che una mia sensibilità verso le problematiche sociali mi accompagna sin dall’adolescenza e che, nel momento in cui sono entrato in contatto con la cosiddetta dimensione sociale della rete, è stato del tutto naturale esprimere anche lì questa mia sensibilità; è così che, entrato in un mondo come Second Life, mi è sembrato del tutto naturale portarci un protagonista della lotta al racket come Tano Grasso a testimoniare della sua esperienza in uno spazio non più limitato ai presenti raccolti nella sala di un edificio, ma in uno spazio aperto a persone variamente sparse per l’Italia, e che, come per incanto, si trovano tutte in contatto tra di loro come se fossero appunto in una stessa stanza; per i politici, invero, mi aspettavo che l’intervento della Finocchiaro in Second Life, che aveva avuto il solo precedente di Di Pietro, potesse inaugurare un modo nuovo per i politici di confrontarsi direttamente con i cittadini.

Comunque, il tentativo di utilizzare la rete nelle sue molteplici espressioni come mezzo per testimoniare, diffondere cultura, ricercare occasioni di confronto e di sviluppo, per me, per chi usa la rete per creare tali occasioni e per chiunque abbia il desiderio di crescere ed ampliare i propri orizzonti, rimane un’incredibile opportunità che gli sviluppi della tecnologia e una maggiore disponibilità della banda larga accresceranno ancora.

6) Nello specifico, pensi che in futuro i social network, possano essere usati per iniziative partecipate “glocali” come la vostra, o la tendenza è sempre un maggiore appiattimento verso le piattaforme di moda e poco impegnate?

Tutto dipende certamente dagli interessi specifici dell’individuo che usa la Rete; il suo uso intelligente è ad ogni modo già oggi una realtà, basti pensare ad esempio a iniziative come Kublai, dove gli individui si aggregano per ritrovarsi in un incubatore di progetti di sviluppo locale e dove ciascuno dei partecipanti può agire per fornire consigli ed esperienze agli altri partecipanti o riceverne a sua volta per il proprio specifico progetto.

Sono entrato su Facebook due anni fa, quando ancora lo conoscevano in pochi, con una foto in giacca e cravatta perché credevo potesse essere un mezzo per sviluppare contatti professionali e scambi di conoscenze ed esperienze con i miei colleghi d’oltreoceano, successivamente ho smesso giacca e cravatta per indossare una maglietta (oggi, ad esempio, un social network più indicato per quelle finalità, dove continuo a portare giacca e cravatta, è Linkedin); in Second Life la maggior parte di quelli che entrano lo fanno per curiosità, per provare nuove emozioni, per gioco, poi magari si stancano e non vi tornano più, ma esistono anche coloro che usano o continuano a usare Second Life, i social network e i vari strumenti che il Web 2.0 ci offre per finalità diciamo più “serie” o se si preferisce, come formidabili strumenti di comunicazione.

Le persone avranno sempre più dimestichezza con la rete e la utilizzeranno sempre meglio, per le frivolezze come per le cose che non lo sono. Mi aspetto certamente che crescano le pressioni dal basso, una maggiore consapevolezza civica nei cittadini, una maggiore diffusione dell’e-lerning e dell’e-democracy, così come anche della remote collaboration, nella speranza che questo possa avere anche un impatto positivo sulla riduzione dei viaggi di lavoro e sull’inquinamento.

7) Cosa ne pensi dell’informazione siciliana e come questa può essere migliorata dal citizen journalism e dalla partecipazione 2.0?

Mi aspetto tanto di buono, ovviamente; la presenza on-line di una testata come la vostra nel panorama dell’informazione siciliana, impegnata da anni nelle denunce delle inefficienze e a promuovere la modernizzazione della società siciliana per me è incoraggiante, ma c’e’ ancora parecchia strada da fare; i commenti che mi capita talvolta di leggere su alcuni giornali on-line, improntati a sterili nostalgie addirittura borboniche o a presunti primati campanilistici, mi prostrano davvero e mi fanno capire che siamo ancora lontani soprattutto dall’affrancarci da certa mentalità feudale e dalla comprensione dei problemi veri cui bisognerebbe metter mano urgentemente, affrontandoli con un atteggiamento etico opposto a quello prevalente con cui sono o non sono stati affrontati finora.
Mi preoccupano infine i vari tentativi di porre dei bavagli alla rete, e che queste iniziative siano promosse da politici siciliani (D’Alia, Alfano) mi deprime ulteriormente e mi da la misura della nostra arretratezza culturale e delle mai dismesse abitudini gattopardesche dei “prìncipi” dei giorni nostri.
L’idea di lanciare un 40xSicilia potrebbe essere un modo per aggregare coscienze a livello regionale utilizzando il web 2.0; chissà che quest’intervista non possa essere l’occasione per farlo.
Ringrazio ancora Antonino per averci concesso il suo tempo; appuntando che i pareri espressi sono personaliIsola Telematica continuerà a seguire Infopatti, il network della comunità pattese.