Digital Champion Sicilia per la “Fabbrica delle Idee”

La presentazione del ruolo e delle finalità della figura del Digital Champion e della rete dei Digital Champion locali preparata per la “Fabbrica delle Idee” del 21 Gennaio, organizzato a Messina dal gruppo “Startup Messina

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Il tenente colonnello Giovanni Rampulla

il tenente colonnello Giovanni Rampulla, vittima delle Fosse Ardeatine, medaglia d'argento al valor militare

il tenente colonnello Giovanni Rampulla, vittima delle Fosse Ardeatine, medaglia d’argento al valor militare

Settanta anni fa, il 24 Marzo 1944, si compì l’eccidio delle Fosse Ardeatine e una delle 335 vittime fu il pattese Giovanni Rampulla, tenente colonnello dell’arma d’Artiglieria, medaglia d’argento al valor militare.

Ancora oggi non sono molti i miei concittadini a conoscere l’uomo e la sua storia e così per illustrarne la figura e rendergli omaggio, insieme alle altre 334 vittime, ho pensato di riprendere, digitalizzandoli, due articoli apparsi sul Punto, nel 1978 e nel 1979, quando, diciottenne, ne venni io a conoscenza.

 

Rampulla_Il_Punto_1978_04

Rampulla_Il_Punto_1979_03

ODD 2014

Oggi in tutto il mondo si celebra l’Open Data Day, buon ODD a tutti dunque; è il quarto a livello mondiale ed il secondo che si celebra in Italia.

A Patti, piccola cittadina siciliana di circa 14.000 abitanti, le cose in generale si muovono lentamente per i più disparati motivi; territorio in ritardo di sviluppo (economico e culturale), aggravato dalla crisi congiunturale, giovani costretti ad andar via per trovare prospettive al loro futuro.

Toccherà ai quarantenni e agli ultraquarantenni rimasti, se ne avranno voglia e possibilità (prima che siano costretti a scappare anche loro), mettersi in gioco per dare speranze e prospettive di crescita a questo paese.

E da qualche mese, complice la rete e i pur criticati social network che stanno rendendo più consapevoli i cittadini e aggregandoli per affinità, qualcosa sembra muoversi, anche se sono ancora dubbi i risultati di questo affaccendarsi.

Uno degli obiettivi che si cerca di perseguire è rendere più aperta e trasparente la città a tutti i livelli. Non è semplice e si parte sfavoriti da tutte quelle condizioni di svantaggio approssimativamente sintetizzate prima. OpenPatti è una di queste cose che vorrebbero nascere e che al momento si sostanzia in una sezione sul sito dell’associazione “Il Paese Invisibile“, dove trovano posto alcuni importanti documenti che dovrebbero invece essere resi disponibili dall’Amministrazione Comunale sul proprio sito ufficiale, e nella bozza di un manifesto, condiviso e discusso tra un gruppo ancora ristretto di soggetti, ma che si spera di poter presto “ufficializzare” se una più ampia platea vi si riconoscerà nello spirito, negli intenti e nelle azioni.

Nel mio piccolo, oltre ad avere contribuito alla stesura del manifesto di OpenPatti ed aver cercato di essere parte attiva in alcune delle aggregazioni di cittadini e associazioni nate spontaneamente dal basso, c’è un’attività in particolare che mi sono ostinato ad avviare (e che già oggi si può, anche se parzialmente, considerare realizzata nei risultati) che considero simbolica per chi voglia condividere lo spirito del movimento Open Data.

Da metà Novembre 2013 fino a circa la meta di questo mese di Febbraio 2014, durante soprattutto i fine settimana, ho tracciato su OpenStreetMap (l’equivalente a livello geografico di Wikipedia) tutte le vie del centro storico di Patti (circa 200). Attività piacevolissima, che oltre a farmi ripercorrere le vie già note, mi ha permesso di scoprirne altre davvero incantevoli e sconosciute.

Come si può vedere nell’immagine, comparando la stessa area del centro storico su piattaforme diverse, il grado di dettaglio del reticolo stradale del centro storico pattese su OpenStreetMap risulta di gran lunga più completo e documentato.

centro storico Patti su piattaforme diverse

il reticolo di vie del centro storico di Patti documentato su tre diverse piattaforme; a sinistra su OpenStreetMap, al centro su Google, a destra su Bing.

Con questo non si vuol dimostrare l’inutilità o l’inaffidabilità delle mappe più note al grande pubblico ma semplicemente che la conoscenza del territorio da parte di chi vi abita consente di documentare le aree in cui si vive (ma non solo) in modo più ricco.

Ora le vie del centro storico di Patti sono lì, su una piattaforma aperta e accessibile a chiunque e quel lavoro potrà essere arricchito da chi ne ha voglia o anche essere riutilizzato senza dover ripartire da zero.

E’ il mio regalo ai miei concittadini per questa ricorrenza e l’invito ad essere più aperti; ancora buon Open Data Day 2014  #ODDIT14 🙂


Open Data per “Stretto Digitale”

La breve presentazione sugli Open Data preparata per l’incontro “Big Data e vissuto quotidiano“, organizzato a Messina dal gruppo “Stretto Digitale

Pasticciotti di Carne e Cardinali, le due specialità esclusive della pasticceria di Patti

A voler cercare località siciliane in cui si tramandi ancora l’uso di preparare dolci ripieni di carne non è facile trovarne. Per quanto abbia cercato, le uniche due rimaste credo di poter dire siano Modica e Patti. A Modica troviamo le famose Impanatiglie o ‘Mpanatigghi, ripiene fondamentalmente di carne e cioccolato modicano (ne scrive anche Sciascia in “Fatti diversi di storia letteraria e civile”). A Patti invece, molto meno famosi e praticamente sconosciuti al di fuori della cittadina tirrenica ma non meno buoni, troviamo i Pasticciotti di Carne, i cui ingredienti principali sono la carne e le mandorle tostate.

Guardando in giro si trova che dolci ripieni di carne venissero preparati fino a non molto tempo fa nel monastero di clausura dell’Origlione, a Palermo, da monache benedettine e, anticamente, sembra che anche le attuali e famose Cassatelle di Agira contenessero carne e si chiamassero pasticciotti, che avessero, diversamente da oggi, forma tonda, che fossero ricoperte con zucchero a velo e sormontate da un bottoncino rosso di zucchero a ricordare un altro famoso dolce siciliano, le Minne di Sant’Agata (sebbene quest’ultime ripiene di ricotta e non di carne) e il martirio subito dalla santa catanese.

La descrizione degli antichi Pasticciotti di Agira ripieni di carne lascia pensare che fossero molto simili ai Pasticciotti di Carne di Patti, ripieni di carne e mandorle tostate e tritate finemente, tondeggianti, ricoperti abbondantemente di zucchero a velo e decorati in cima con un grumetto di zucchero cristallino di colore rosso a ricordare appunto il candido seno di una vergine.

La storia dei Pasticciotti di Carne di Patti è d’altra parte la tipica storia di molti dolci siciliani; anch’essi nati tra le mura di un monastero di clausura di monache, stavolta clarisse e non benedettine, il monastero di Santa Chiara, fondato a Patti nel 1407 dal vescovo Filippo Ferrerio che trasforma in monastero una parte consistente dell’antica Capitania (risalente al 1345). In quel luogo, oggi ricordato e conosciuto come monastero della Sacra Famiglia, le monache clarisse vi rimasero per quasi cinquecento anni, fino al 1895; le suore operaie della Sacra Famiglia, un ordine di diritto solo diocesano fondato dal vescovo Giovanni Previtera intorno al 1885 a Linguaglossa, quando ne era ancora l’arciprete, invece ebbero assegnato quel luogo solo dopo che fu acquistato dal vescovo pattese nel 1901 e nulla hanno a che fare con la storia di questi dolci tipicamente pattesi.

Cardinali (a sinistra - left) e Pasticciotti di Carne (a destra - right) di Patti - Foto di Elena Trombetta

Cardinali (a sinistra – left) e Pasticciotti di Carne (a destra – right) di Patti – Foto di Elena Trombetta

Nel monastero di Santa Chiara le monache di clausura accoglievano le giovinette pattesi che in tal modo avevano l’opportunità di apprendere la preparazione di questi dolci ed è grazie a quella consuetudine se ancora oggi alcune famiglie pattesi conservano e si tramandano le competenze necessarie per realizzarli. Nel convento, inoltre, non si preparavano solo Pasticciotti di Carne ma anche molti altri dolci (Friciuletti, Cuddureddi, Zuccarati, Ossi i Mortu), tra cui i Cardinali, un’altra tipicità dolciaria pattese, tutta a base di mandorle, che per tradizione si accompagna sempre ai Pasticciotti di Carne di cui condivide lo stesso candore, dovuto in questo caso alla bianca glassa che la ricopre, e lo stesso tipo di decorazione di zucchero rosso (data la forma oblunga e non circolare del Cardinale, tre piccole righe di zucchero rosso cristallino disposte al centro del dolce, regolarmente distanziate e trasversalmente rispetto al lato lungo).

Una volta chiuso alle clarisse nel 1895 il monastero di Santa Chiara, l’abitudine di preparare i Pasticciotti di Carne e i Cardinali non rimase comunque confinata all’interno delle famiglie delle giovinette che lo avevano frequentato; Giovanna Manfré (18711945), una di quelle giovinette, figlia del “pignataroFrancesco, sposò all’inizio del nuovo secolo il cuoco mistrettese Giuseppe Galante (18801963) che, giunto a Patti l’11 Gennaio del 1900 (dopo aver ceduto il suo posto sul piroscafo che l’avrebbe portato negli Stati Uniti), già nel 1901 fondava l’omonima pasticceria e avviava la produzione sistematica di Pasticciotti di Carne, Cardinali e di tutti gli altri dolci che la brava moglie aveva imparato a preparare dalle monache clarisse; all’interno del Caffè Galante sono ancora visibili, appesi ad una parete, un diploma del 1927 dal quale si evince come le specialità della Ditta Giuseppe Galante e Figli fossero proprio Pasticciotti di Carne e Cardinali e una “Ode per il nuovo magnifico caffè”, composta nel 1929 dal maestro Tindaro Panissidi per celebrare il restyling del Caffè Galante, in cui si legge (rivolgendosi a Giuseppe Galante) “A voi che co’ squisiti pasticciotti,/ solleticate tanto e tanto il gusto/ dei distinti paesani signorotti”.

Pasticciotti di Carne di Carne di Patti - Foto Kublai

Pasticciotti di Carne di Patti – Foto Kublai

Carmelo Galante (19091996) nell’evocare questi ricordi, raccontava inoltre di due compagne della madre Giovanna Manfré che insieme a lei avevano frequentato il monastero di Santa Chiara e come lei avevano appreso dalle monache come preparare i tipici dolci pattesi; una delle due si chiamava Greco, un’antenata di Nanni Greco, attuale gestore del Camping Marinello, l’altra era la sig.ra Maria Frannina  (1887-1972), nonna delle signore Aiello, la cui famiglia per anni ha gestito la pasticceria “Jolì” contribuendo anch’essa a tramandare tra i giovani pasticcieri pattesi le antiche ricette delle clarisse.

Dei Pasticciotti di Carne e dei Cardinali si possono trovare, con qualche difficoltà, versioni di ricette praticamente identiche che differiscono al più nell’utilizzo degli aromi; Nino Falcone, nel 1984, per Pungitopo, le ha pubblicate in “Almanacco di Fra Filici ’85” (dalla pagina 272 alla pagina 277).

Recentemente la fantasia di qualche artigiano, quasi a voler nobilitare un dolce che non ne ha assolutamente bisogno, si è inventata dei nomi alternativi mutando il nome del Pasticciotto di Carne in Pasticciotto o Bocconcino della Badessa ma negli antichi ricettari compilati da Giovanni Galante (19031967), valente e cosmopolita pasticciere, che raccolse e riportò per iscritto in modo sistematico le ricette tramandategli dalla madre, comprese quelle dei dolci preparati dalle monache clarisse del monastero di Santa Chiara, l’unico modo alternativo con cui vengono talvolta indicati i Pasticciotti di Carne è “a carni duci”.

Buffer resuscita il posting automatico e contemporaneo anche su Google Plus

La possibilità di scrivere un post su un social network e automaticamente replicarlo su altri, rappresenta una bella comodità per chi specialmente utilizza in modo costante e sistematico i social network per i più svariati motivi, siano essi istituzionali, commerciali o di altra natura.

I primi strumenti per evitare i copia e incolla sono stati i collegamenti che è possibile impostare all’interno di alcuni social network; tipicamente da Twitter si può fare in modo che un proprio post venga pubblicato automaticamente su Facebook e, viceversa, da Facebook (avendo cura del limite dei 140 caratteri imposto da Twitter alla lunghezza del messaggio, pena il troncamento) pubblicare i propri post automaticamente su Twitter.

Ma se l’interscambio tra Facebook e Twitter funziona, non altrettanto può dirsi, ad esempio, a proposito di Google Plus a causa, fondamentalmente, delle guerre esistenti tra i principali attori della rete.

Nel Marzo del 2012, tuttavia e improvvisamente, apparve Twoogleplus, un servizio gratuito messo in piedi dal programmatore sudafricano David Tinker che permetteva di postare automaticamente sul proprio account Google Plus un messaggio inserito su Twitter. In tal modo diventava possibile (scrivendo un post su un account Facebook collegato a Twitter e quest’ultimo a sua volta collegato a Google Plus, grazie a Twoogleplus) riuscire a postare contemporaneamente e automaticamente su Facebook, Twitter e Google Plus.

La festa durò poco perché Google, accortasi della cosa, e evidentemente non gradendola, bloccò Twoogleplus lasciando sconsolati Tinker e tutti gli altri, me compreso, che utilizzavano con grande soddisfazione il super comodo servizio.

Nel frattempo, c’è da dire che, fortunatamente, sulla scena si sono consolidate la presenza e le prestazioni di alcuni strumenti, tra cui TweetDeckHootSuite, Buffer, che, venendo soprattutto incontro alle esigenze di chi, come già detto, opera costantemente sui social network, consentono loro di gestire da un’unica consolle più account o, “idealmente” lo stesso account registrato su più social network.

Ma ora Buffer, per la felicità di chi ha risentito della mancanza di Twoogleplus, ha in questi giorni annunciato e resuscitato la compianta funzionalità apparsa e scomparsa rapidamente durante lo scorso anno.

Buffer - Connect

il pannello per la connessione ai vari social network gestiti da Buffer, tra cui anche Google Plus

Una curiosità è costituita dalla circostanza che mentre TwooglePlus consentiva di connettersi ad un profilo (account personale) ma non ad una pagina, Buffer, al momento, consente esattamente il contrario, la connessione cioè ad una pagina Google Plus ma non ad un profilo; tuttavia, come si può vedere dall’immagine sopra, la predisposizione del pulsante per la connessione ai profili Google Plus lascia pensare che in Buffer stiano già lavorando per renderla possibile.

Buffer

Home page del sito di Buffer

Open Data alla DevFest Sicilia

Il 20 e 21 Ottobre scorsi si è svolto a Sant’Agata di Militello la DevFest Sicilia 2012. Si è trattato di un importante evento per svariate ragioni. Le DevFest sono eventi che si svolgono in tutto il mondo, con il supporto di Google, con l’obiettivo di far incontrare gli sviluppatori di software tra di loro e con gli esperti di Google stessa per approfondire la conoscenza delle tecnologie e dei servizi implementati da Google, ma non solo. Le DevFest sono anche occasioni di approfondimento e dibattito sui trend emergenti; indipendentemente dal fatto che abbiano o meno il marchio Google, sono eventi in cui si ha a che fare con  tematiche che coinvolgono in generale il mondo dell’information and communication technology (ICT), come lo possono essere un contest per un’idea imprenditoriale, un’occasione di elevator pitch per delle startup, o, come nel mio caso, una presentazione divulgativa sugli open data. La DevFest Sicilia 2012 è stata importante anche per alcune altre ragioni; è stato uno dei soli due eventi di questo tipo organizzati in Italia nel 2012 (l’altro si è svolto parallelamente in quei giorni a Firenze), ed è stata un’iniziativa nuova nel nostro panorama regionale siciliano, soprattutto provinciale, e , non ultimo dei dettagli, è stato organizzato congiuntamente dai tre Google Developer Group (GDG) siciliani (GDG Catania, GDG Nebrodi e GDG Palermo) con una scelta che è risultata vincente per i temi affrontati e per la presenza di alcune centinaia di partecipanti che hanno potuto assistere (interloquendo) alle presentazioni degli esperti presenti in sala o collegati in videoconferenza anche dall’altra parte dell’oceano; tutti elementi che, di fatto, hanno reso sold-out l’evento già molti giorni prima del suo avvio. E’ stata quindi vincente la scelta da parte dei tre GDG siciliani di collaborare mettendo in comune e, per quanto possibile, le forze di ciascuno dei tre gruppi.

Personalmente sono stato presente alla DevFest Sicilia per svolgere, in coppia con Paolo Mainardi, collegato in videoconferenza, una presentazione divulgativa sugli open data. Consapevole di quanto sia ancora poco diffusa nel Sud Italia la disponibilità di open data, l’intento era appunto quello di cogliere l’occasione della DevFest per fare un po’ di divulgazione sul tema.