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Quando gli innovatori fanno rete al Sud

Quando si parla o si scrive delle ragioni che fanno la differenza tra il Nord e il Sud del Paese, una di quelle che ricorrono maggiormente, tra gli stessi meridionali, è la loro incapacità di fare squadra, ovvero l’incapacità di superare quell’eccessivo individualismo o quell’innata diffidenza nei confronti dell’altro che, per retaggio culturale, impedisce loro di unire le forze per conseguire traguardi altrimenti irraggiungibili. Spesso, i tentativi di andare oltre i condizionamenti culturali e ambientali muoiono sul nascere per questa scarsa propensione allo stare insieme, ma fortunatamente le cose cambiano, si evolvono, cresce la consapevolezza della negatività di tali limiti ed emergono i tentativi di unire le forze.

E’ questo il caso di tre siciliani (Giuseppe Arrigo, Francesco Micali e chi scrive) e tre calabresi (Vito Caruso, Angelo Marra, Giuseppe Oppedisano), di età diverse tra loro, dai 29 ai 55 anni, tutti con esperienze di coinvolgimento diretto nella conduzione di imprese, che hanno dato vita ad un sodalizio all’insegna della fiducia, di valori etici condivisi  e di un reciproco rispetto trasmessosi in alcuni casi, sarebbe da dire, quasi per proprietà transitiva. Un sodalizio che nasce dal ritrovarsi accomunati dall’esigenza di produrre e sperimentare innovazione, quale può essere quella naturale di chi, da tempo, frequenta e alimenta community di innovatori. Ed è così che da incontri occasionali (ma neanche tanto, considerando i comuni interessi), passando attraverso esperienze che hanno permesso loro di consolidare i rapporti (a partire dalla più remota, quella del Sicily Innovation Lab, con le videoconferenze settimanali, per superare le distanze che ci separavano, e il conteggio all’inizio di ogni videoconferenza della quantità di CO₂ in tal modo risparmiata all’ambiente, fino a quelle più recenti, con Lo Stretto Digitale, RcStorming, Open Data Sicilia, Digital Champions), nasce infine, quasi come naturale conseguenza, il progetto PAN Travel. Un tentativo abbozzato e sviluppato a partire dall’inizio di questo anno che trova riconoscimento, dopo pochi mesi, nello scorso Settembre, nell’approvazione da parte del programma di incubazione europeo Finodex a cui il gruppo dei sei, nei mesi precedenti lo aveva sottoposto.
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Due progetti, Finodex e PAN Travel, che ruotano entrambi intorno agli open data e all’enorme potenziale che essi racchiudono; l’uno nel tentativo di favorire il dischiudersi di queste potenzialità, favorendo e incoraggiando la nascita di progetti che facciano appunto uso e riuso di open data, l’altro, in modo complementare, nell’affrontare la sfida di volere approntare una complessa infrastruttura che ne sveli l’utilità e li renda fruibili attraverso l’implementazione di un servizio completo a supporto del trasporto intermodale di cittadini e viaggiatori e di cui beneficino le stesse aziende di trasporto.

PAN, quindi, vuole essere uno strumento che, integrando tra di loro le più svariate modalità di trasporto di cui le persone possono fruire nei loro spostamenti (dalle forme più tradizionali, treno, bus, aereo, nave, alle più innovative, car sharing, bike sharing e quelle più in generale offerte dalle nuove forme della sharing economy) offra alle stesse la possibilità di scegliere, secondo propri criteri, un itinerario di viaggio tra tutti quelli individuati e visualizzati da PAN andando a ricercare e combinare tra di loro le varie possibilità di spostamento tra due punti del globo. Ad arricchire questo quadro, PAN, fruibile da un qualsiasi dispositivo che si connetta alla rete (computer, tablet, smartphone), consentirà inoltre, indifferentemente che si tratti di un viaggio attraverso l’Europa o di uno spostamento in città, di effettuare prenotazioni, acquistare biglietti di viaggio e di interagire con altri utenti in modalità social andando ad implementare i propri servizi sulla piattaforma di cloud europea Fiware, servendosi anche, ove possibile, di sensori e della crescente disponibilità di oggetti IoT (Internet of Things).

Tutto questo utilizzando gli open data che le varie compagnie di trasporto pubbliche e private, consapevoli delle implicazioni sottese, rendono disponibili sempre più frequentemente (integrati da dati di altro tipo, dove ancora gli open data non dovessero essere disponibili) e che i progettisti di applicazioni e servizi, come PAN, utilizzano per migliorare la qualità di vita di chi ha bisogno o voglia di viaggiare e che consentono alle aziende di trasporto di migliorare la qualità e la fruibilità dei servizi offerti.pan1

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