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Volunia vs. Weblin

Se avessi avuto ancora qualche dubbio, l’invito, apparso su Facebook, di guardare su Volunia la partita Italia-Inghilterra me lo ha tolto definitivamente.

Invito Volunia

l’invito a seguire su Volunia la partita Italia-Inghilterra agli Europei 2012

Solo che Weblin era più simpatico. Si, perché la similitudine tra Volunia e Weblin, che avevo intuito prima che venisse accettata la mia richiesta di entrare in Volunia, prima che potessi sperimentarla direttamente qualche settimana fa (quando finalmente la mia richiesta, dopo parecchi mesi, è stata accolta, proprio in quei giorni in cui Marchiori consumava il suo strappo), si conferma nell’uso di Volunia che viene proposto. Non so se ci sia o se ci sarà dell’altro che consentirà a Volunia di caratterizzarsi diversamente (Marchiori accennava a molto altro che non gli è stato permesso di realizzare) ma attualmente sembra di avere a che fare con Weblin redivivo.

i commenti su Volunia

alcuni commenti su Volunia durante la partita Italia-Inghilterra (Kiev, Europei 2012)

Un ambiente un po’ più statico, dicevo, perché su Volunia il ritrovarsi a commentare la partita davanti alla diretta di Rai 1 appare più freddo e troppo ordinato essendo confinato nella sidebar destra dove scorre la chat; in Weblin si respirava un’atmosfera più calda e simpatica per via di quei minuscoli avatar che si muovevano alla base della pagina come tanti omini davanti ad un maxischermo (chi volesse saperne di più, può leggersi su Apogeonline l’articolo che scrissi ormai più di quattro anni fa, nel 2008, quando Weblin apparve improvvisamente sulla

Commenti su Weblin davanti alla pagina di Repubblica.it

scena). L’avventura di Weblin è finita per mancanza di fondi (evidentemente, per varie ragioni, l’impresa della tedesca Zweitgeist si è rivelata insostenibile), Volunia sembra riprenderla, spero con miglior fortuna e spero con un po’ più di quella geniale fantasia che Weblin ci aveva fatto assaporare.

Qwaq Forum: un’alternativa a Second Life per le aziende

(articolo scritto per APOlab, il laboratorio di giornalismo tecnologico online che Apogeonline ha avviato in Second Life insieme all’Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale. Firmato con lo pseudonimo di Pico Miles, ecco il link alla pagina dove l’articolo è stato pubblicato)

Second Life
 è il mondo virtuale tridimensionale più famoso che si conosca, ma non l’unico; sempre più spesso sentiamo di ActiveworldsForterra, Wonderland e di altri ambienti 3D; l’Association of Virtual Worlds ha recentemente pubblicato due documenti in cui vengono censiti e catalogati ben oltre 250 mondi virtuali (magari non tutti tridimensionali alla Second Life) tra già funzionanti e in fase di sviluppo, distinguendone le caratteristiche, le finalità e i destinatari (vengono riportati anche esempi d’uso).

In questo articolo accenniamo a Croquet e a Qwaq Forum, in particolare.

Parliamo di Croquet e Qwaq Forum insieme perché, in effetti, entrambi sono costruiti sulla stessa infrastruttura: Croquet è un ambiente virtuale tridimensionale sviluppato usando Squeak, una delle più importanti implementazioni di Smalltalk (un linguaggio object oriented puro),

Croquet, come anche Squeak, è un ambiente di sviluppo open source cosicché chi voglia, ed è in grado di farlo, può offrire il proprio contributo nello sviluppo dell’ambiente avendo libero accesso al codice sorgente con cui la piattaforma stessa è stata scritta.

A promuovere lo sviluppo di Croquet è un consorzio, all’interno del quale troviamo prestigiose istituzioni universitarie americane (Duke University, University of Minnesota, Carnegie Mellon University, Boston University, UC Berkeley, Stanford University) e importanti aziende (oltre alla stessa Qwaq, Intel, Hewlett Packard, Apple).

È possibile seguire gli sviluppi di Croquet, sia come utenti che come, eventualmente, sviluppatori, registrandosi presso queste due attivissime comunità (Croquet-Developer e Croquet-User).

Croquet si differenzia da Second Life per alcune importanti caratteristiche, la più importante delle quali è l’architettura stessa dell’ambiente, server centrica quella di Second Life, peer-to-peer quella di Croquet.

Da questo breve cenno è già possibile intuire come all’interno di Croquet gli oggetti risiedano sui computer dei rispettivi proprietari, e non su qualche remoto server di un’azienda, con la conseguente totale libertà di disporne come più aggrada.

Tuttavia, nonostante il recente rilascio di Cobalt, definito strumento di browsing di metaversi (basato su tecnologia Croquet) e gli importanti progressi che si sono succeduti in poco più di un anno dall’avvio, Croquet rimane ancora un progetto in fase di sviluppo con evidenti limitazioni soprattutto nell’attuazione delle connessioni, particolarmente difficoltose se ci si collega dall’interno di una LAN, protetta per di più da un firewall (mancano ancora gli strumenti che risolvano in modo automatico e senza richiedere particolari competenze sistemistiche i problemi di interconnessione tra gli utenti). Problema invece completamente risolto in Qwaq Forum.

Ma a differenza di Croquet, di cui conserva tutte le caratteristiche architetturali, Qwaq Forum non è open source; esso è stato prodotto dall’omonima società californiana di Palo Alto partendo appunto da Croquet ma per utilizzarlo è necessario disporre di un abbonamento o acquistarne una licenza d’uso (a meno di non avere un accesso dimostrativo che è pur sempre possibile richiedere via web).

Cosa caratterizza Croquet e ancora meglio il pienamente funzionante Qwaq Forum da Second Life, a parte l’accennata diversità strutturale?

In effetti, i due ambienti presentano delle caratteristiche funzionali che ancora in Second Life non sono state attualmente o pienamente sviluppate; in Qwaq Forum, utilizzato dagli sviluppatori di Croquet per i loro incontri di lavoro, oltre a poter fare quello che normalmente avviene in Second Life, compreso l’utilizzo della voce, è possibile ad esempio, far uso delle webcam, (che è possibile incorporare negli avatar), utilizzare Firefox per navigare su internet come si è abituati a fare dal proprio computer, trasferire dal proprio desktop al Qwaq Forum e viceversa, con la semplicità del drag and drop, documenti di lavoro, fogli di calcolo, grafici, immagini, modelli tridimensionali, presentazioni; condividerli con gi altri utenti, modificarli e farli modificare all’interno dell’ambiente virtuale (si pensi, ad esempio, banalmente e semplicemente alla possibilità di editare un testo in modo sincrono da parte di più utenti).

Tutte cose, insomma, che ancora in Second Life non è possibile fare.

Dopo la notizia della Reuters apparsa all’inizio dello scorso mese di Aprile, in cui si annunciava l’accordo tra IBM e Linden Lab per far girare Second Life sui server interni di IBM, si manifesta all’improvviso l’esigenza nuova da parte delle aziende e delle grandi organizzazioni di disporre di ambienti virtuali da usare come strumenti di collaborazione e apprendimento, sicuri, in grado di girare all’interno dei propri firewall aziendali, a disposizione dei propri dipendenti e business partner o, spingendosi più in là, anche della propria clientela.

In questo senso allora Qwaq, forte anche dei riconoscimenti e dell’attenzione di Intel, e cogliendo in anticipo quest’esigenza, si presenta alle aziende ed alle organizzazioni interessate come una soluzione sicuramente più adeguata e performante rispetto a Second Life, come lo stesso Wall Street Journal riconosce in questo articolo apparso, il giorno successivo all’annuncio della Reuters, in occasione del Virtual Worlds 2008 tenutosi in quel periodo a New York.

Per concludere allora, niente di meglio che fornire qualche indicazione sui costi di Qwaq Forum per un’azienda o un’organizzazione che lo vogliano adottare, a seconda anche delle modalità di fruizione.

Premesso che le modalità di fruizione di Qwaq Forum sono due; collegandosi ai server della società produttrice o installando e facendo girare il software sui propri server all’interno dei firewall aziendali, abbiamo, ad esempio, che nel primo caso, un abbonamento mensile costa per singolo utente da 80 a 30 dollari a seconda del numero di utenti (da 32 a 12 dollari nel caso di istituzioni scolastiche o organizzazioni no profit); nel secondo caso invece ai suddetti costi se ne aggiungono altri, tra cui i più significativi sono senz’altro legati al numero dei server interni del cliente utilizzati per erogare il servizio e il cui costo annuale per server varia dai 15.000 ai 20.00 dollari.

I visionari dell’Association of Virtual Worlds asseriscono che la prossima evoluzione di internet sarà il Web 3D, un web dove i “siti” si trasformeranno in “posti” e dove gli utenti potranno “vedersi” tra di loro, interagire e testare prodotti e servizi in un ambiente 3D. Sarà poi così lontano da venire questo scenario?

Per avere un Qwaq Forum libero, gratuito ed efficiente, ovvero il Croquet futuro, dovremo intanto pazientare per qualche tempo.

Tre centimetri di avatar sulla pagina web

Sembra che Weblin piaccia, e così oggi Apogeonline ha pubblicato un mio  articolo su questo nuovo e inusuale social network. L’articolo è riportato qui a seguire ma per chi volesse leggerlo sul sito di Apogeonline, ecco qui il link all’articolo
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[APOlab] Grazie a Weblin, un plugin da applicare al browser, la visita a un sito diventa occasione di socializzazione con gli altri frequentatori

Premessa. Questo articolo è un prodotto di APOlab, il laboratorio di giornalismo tecnologico online che Apogeonline ha avviato su Second Lide insieme all’Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale. I partecipanti al corso hanno l’opportunità di scrivere un articolo a settimana, uno dei quali viene selezionato per essere editato e pubblicato su Apogeonline. Quello che segue è l’articolo che la redazione di questa testata ha scelto questa settimana. Tutti gli altri sono disponibili sul blog di unAcademy. Poiché la finalità è didattica e i partecipanti non sono professionisti del settore, anche l’apertura dei commenti ai lettori vorrebbe avere una finalità di confronto costruttivo tra autore e lettore.

L’idea di Weblin viene al tedesco Jan Andresen alla fine del 2006 e subito vince l’Innovation Prize Web 2.0 nella categoria Digital Life – new forms of social interaction in the second generation Web. Nel marzo del 2007 l’amburghese Zweitgeist, società produttrice dell’allora omonimo software, annuncia la fine del periodo di beta testing e rinomina il prodotto col più universale e amichevole nome con cui lo conosciamo adesso, Weblin. Nello stesso periodo Zweitgeist annuncia un accordo con Microsoft per rendere disponibile Weblin all’interno di Windows Live Messenger. Nel giugno dello stesso anno, infine, l’italiana Lancia decide di tenere una conferenza stampa sul proprio sito internet utilizzando i piccoli avatar bidimensionali di Weblin.

L’idea consiste nel dotare chi naviga sui siti internet con il proprio web browser (Internet Explorer, Firefox ecc.) di un piccolo avatar 2D. Gli avatar presenti nello stesso momento in uno stesso sito si possono vedere tra loro e parlare, in pubblico o in privato, attraverso un chat testuale che utilizza le classiche nuvolette dei fumetti come metafora. Per fare questo è necessario installare un apposito software e scegliere, al momento della registrazione, il proprio alter ego digitale.Mentre si naviga su Internet, Weblin permette di portarsi dietro da un sito all’altro il proprio avatar, che si materializza sulla pagina ai propri occhi come a quelli degli altri utenti dotati di Weblin. La rappresentazione bidimensionale di ciascuno è capace di sdoppiarsi infinite volte, tante quante sono le finestre o le schede del browser che si aprono durante la navigazione.

Weblin nasce come tentativo di imitare in un ambiente 2D ciò che avviene nei mondi tridimensionali alla Second Life, con l’idea dunque di portare nel mondo bidimensionale parte delle cose che l’immersione in mondi tridimensionali rende possibili. Grazie a Weblin è possibile sviluppare le proprie relazioni sociali così come avviene in Second Life o in una chat su instant messenger, è possibile trovare amici o persone con interessi affini, intrattenersi più o meno amabilmente con loro o scambiare informazioni e opinioni.

Ciò che rende singolare Weblin è tuttavia il fatto che tutto questo avvenga nel contesto di una pagina web, all’interno di una cornice quale possono essere i diffusissimi Internet Explorer o Firefox. A differenza di Second Life o di un instant messenger, il proprio social network non si materializza in un ambiente sociale separato, ma all’interno dello sterminato mondo dei siti web tradizionali. Mentre su un messenger appena entrati si è soli come in un deserto, quando si utilizza Weblin, la possibilità di instaurare rapporti con altre persone è molto più immediata: loro, gli altri avatar, sono già li. Inoltre, fatto non secondario, mentre Second Life e altri ambienti simili richiedono ingenti risorse a livello hardware, forzando spesso il rinnovo del computer e il potenziamento della connettività a Internet, Weblin si accontenta di molta meno potenza e funziona bene anche con una connessione analogica da 56 Kbps.

Altro particolare importante, Weblin consente di mettere in atto in due dimensioni forme di comunicazione sincrone, laddove invece spesso prevalgono forme di interazione asincrona, il tutto senza nemmeno i limiti tecnici attualmente manifestati da Second Life, dove è particolarmente difficile far convivere in uno stesso luogo più di sessanta avatar senza che la comunicazione ne risenta. Per simulare una funzionalità al contrario molto utile dentro Second Life, Weblin mette a disposizione Topcloud, una nuvola di link dalla quale emergono quelli relativi ai siti web più frequentati dagli avatar di Weblin e teletrasportarsi, per mutuare un termine caro a Second Lifer, molto velocemente.

Evidentemente Weblin non rappresenta l’alternativa a un ambiente virtuale tridimensionale, soprattutto se pensiamo alle prospettive che il futuro riserva a tal proposito: è destino che Second Life sia presto affiancato da altri mondi emergenti, costruiti su piattaforme opensource e architetture peer2peer, verso i quali lo stesso metaverso oggi più famoso dovrà probabilmente evolversi. Tuttavia resta un interessante tentativo di dotare la comunicazione sincrona di un’interfaccia grafica e a due dimensioni.

Così già oggi è possibile trovare con facilità avatar Weblin sui siti di Repubblica o del Corriere impegnati a commentare le notizie del giorno. C’è chi usa Weblin per costituire comunità digitali intorno a un blog, a un portale locale per amplificare le possibilità relazionali tra i membri di tali comunità. C’e’ chi usa Weblin per tentare l’approccio all’e-commerce, piazzando sui siti web più frequentati un proprio commesso virtuale con tanto di logo aziendale associato e accogliere così i potenziali clienti. Niente di più probabile che, se questa applicazione prenderà piede, in un prossimo futuro Microsoft, Mozilla e gli altri produttori possano integrare queste funzionalità e potenzialità all’interno dei loro browser.

Weblin

Weblin; è un software (particolarmente leggero e discreto) che una volta scaricato e installato sul prorio computer, permette di avere un proprio avatar bidimensionale che viaggiando da una pagina all’altra di un browser internet incontra altri avatar con cui interagire. Cosi’ un avatar Weblin puo’ ritrovarsi a commentare con altri avatars weblin una notizia sul sito di Repubblica o del Corriere o a dibattere su un qualsiasi blog o semplicemente incontrarsi con altri avatars su qualsiasi sito internet come, ad esempio, questo. Usare un avatar Weblin vuol dire sopratutto avere l’occasione di incontrarsi con altri internauti senza bisogno di usare altri programmi (tipo MSN o GoogleTalk) ma semplicemente continuando ad usare il proprio browser internet (Internet Explorer, Firefox, ecc.) Utilizzando Weblin i saluti, gli scambi di opinioni tra gli internauti, le semplici attivita’ che abitualmente svolgiamo ne risulterebbero estremamente semplificate. Per scaricare Weblin ed installarlo, cliccate semplicemente qui.

Il mio primo evento in Second Life: l’evento antimafia per commemorare Paolo Borsellino

Il primo evento che ho avuto modo di organizzare in Second Life si e’ svolto in questi giorni, il 19 Luglio 2007, nell’ambito delle manifestazioni per la commemorazione della strage di via D’Amelio in cui, tra gli altri, perse la vita Paolo Borsellino.

Cercavo iniziative di questo tipo, e sapere che un gruppo di volenterosi aveva gia’ organizzato un analogo evento in SL per l’altra strage, quella di Capaci, ed ora si accingeva ad organizzare quest’altra commemorazione, mi ha fatto scattare l’idea di cercarli per proporre loro la possibilita’ di portare in SL una testimonianza significativa; quella di un personaggio che conoscevo, e che e’ diventato un simbolo di ribellione e di lotta contro il racket: Tano Grasso.
Un altro importante evento, avvenuto proprio in questo periodo, mi ha reso ancora piu’ determinato nell’inseguire l’idea: per la prima volta in Italia un politico, Antonio Di Pietro, ha vestito i panni di un avatar per calarsi in Second Life. Cosi’, anche se c’è stato poco tempo per organizzare il tutto, dopo avere ricevuto dai ragazzi un’entusiastica accoglienza, ho cercato di contattare Tano Grasso (cosa per niente semplice) per proporgli di venire in SL a darci la sua testimonianza. A differenza di quanto è avvenuto con Di Pietro pochi giorni prima nella sua Neverland, Tano Grasso non ha potuto usare la voce per interloquire con quei circa 60 – 70 avatar che gli ponevano domande (il voice non è ancora cosi’ semplice da usare in SL) ma, con l’aiuto dell’infaticabile Nina Fizgig che a Napoli è andata a trovarlo per dargli supporto, e la sapiente e ordinata gestione del dibattito da parte di Zok Ochs, ha risposto a tutte le domande, e si è trattenuto ben oltre la mezzora inizialmente programmata. Esperienze simili sono certamente ripetibili e per il piacere di chi vorra’ dare un occhiata, posto in allegato la presentazione dell’evento e il log del dibattito tra Tano Grasso e gli avatar di Second Life.
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Benvenuti al Secondo Evento antimafia organizzato da Sikania e Giraffa Edizioni su Second Life.

Il 19 Luglio di 15 anni fa a Palermo in via d’Amelio un’autobomba uccise il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta: Emanuela Loi, Claudio Traina, Agostino, Catalano, Vincenzo Li Muli e Walter Cesina.

Questa installazione è stata costruita tentando di ricostruire il catastrofico scenario di via d’Amelio sventrata dall’esplosione.

Sono presenti tre aree per lo streaming video. Per vedere i filmati basta spostarsi
sotto uno dei tre maxi schermi disposti intorno allo spazio e premere play sul Movie Control.

Schermo gigante 1: Su questo schermo verrà proiettato il commosso intervento di Paolo Borsellino “I giorni di Giuda” pronunciato dal giudice poco dopo la strage di Capaci dove il suo collega ed amico Giovanni Falcone era rimasto ucciso insieme alla sua scorta.

Subito al di sotto di tale schermo si possono osservare le foto degli agenti di scorta del giudice Borsellino. Cliccando sulle foto si potranno ricevere delle notecard recanti una loro biografia minima.

Schermo gigante 2: Alcuni toccanti monologhi dello spettacolo: “Paolo Borsellino – Essendo Stato”. Spettacolo teatrale di Ruggero Cappuccio con uno straordinario Massimo de Francovich in esclusiva per questo evento in SL.

Schermo laterale3: David Coco, protagonista de “L’uomo di vetro” di Stefano Incerti, film che ricostruisce la vita del pentito Leonardo Vitale, leggerà in un video inedito l’introduzione al maxiprocesso, l’istruttoria con la quale il pool antimafia di Palermo riuscì a portare Cosa Nostra in tribunale. Anche questo filmato è stato registrato ad hoc per l’evento.

Sotto lo schermo 3 è stato allestito un banchetto dove sarà possibile prendere una copia gratuita del fumetto “Un pensiero solo” e tramite teleport accedere alla mostra permanente antimafia della Giraffa edizioni ed ancuni altri gadget come la Maglietta antimafia ed il famoso stendardo del Comitato dei lenzuoli recante la scritta: “Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe”.

Sul lato opposto allo schermo 3 è stato allestito un piccolo palco dove alle 19.30 si potrà partecipare al dibattito sul tema “Mafia e Racket”; interverrà Tano Grasso (Geco Mayo in sl), presidente della Federazione Italiana Antiracket, storico personaggio della lotta al racket che diede il via alla famosa rivolta dei commercianti di Capo d’Orlando e Nino Galante (Pico Miles in sl) ex dirigente dell’ACIAP (associazione antiracket della città di Patti) dove per anni ha profuso il proprio impegno per favorire iniziative di prevenzione e di contrasto all’insorgenza di fenomeni devianti quali l’usura ed il racket.
Non è presente, ma assiste da remoto, il prof. Michelangelo Gaglio del Liceo Classico di Patti, che nella sua scuola, in collaborazione con Tano Grasso si preoccupa di promuovere iniziative volte a sensibilizzare gli studenti sulle problematiche riguardanti la legalità e il contrasto della criminalità.
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Dibattito su “Mafia e Racket” con la partecipazione di Tano Grasso

[19:19]
Zok Ochs: salve a tutti… se non vi spiace avvicinarvi, vorrei presentarvi il nostro graditissimo ospite. Seduto qui accanto a me abbiamo il dott. Tano Grasso, presidente della Federazione Italiana Antiracket.

Tano Grasso
: Salve a tutti.

Zok Ochs
: La ringraziamo moltissimo per essere intervenuto, e le diamo un caloroso benvenuto per essere venuto a commemorare insieme a noi il quindicennale della strage di via d’Amelio. Vorrei ora cederle la parola sperando che tutti voi possiate approfittare della sua presenza con domande e interventi.

[19:23]

Tano Grasso: questa ricorrenza può essere l’occasione per una riflessione sullo stato attuale della lotta alla mafia nel nostro paese. Possiamo fare una conversazione sulla base delle vostre domande

Zok Ochs
: Mi piacerebbe sapere in dettaglio come con le attuali leggi le associazioni e federazioni anti-racket riescano a sostenere i negozianti, commercianti e imprenditori che vogliono dire “no” all’usura e al pizzo.

Tano Grasso: Le associazioni anti-racket in primo luogo assicurano a chi è vittima del pizzo la possibilità di non essere più in solitudine. Quando non si è soli si vince più facilmente la paura. In secondo luogo le associazioni svolgono un’attività di mediazione nel rapporto con le forze dell’ordine e infine assistono per sempre quel commerciante che ha avuto la forza di esporsi, anche quando diminuisce l’interesse delle istituzioni.

[19:28]
Asia Connell: Mi piacerebbe sapere dal dott. Grasso perché talvolta questo ingranaggio di difesa di chi subisce attentati diventa molto lento e cosa fa in questi casi l’associazione di cui lei è presidente.

Tano Grasso: Probabilmente lei si riferisce ai risarcimenti della legge anti-racket in favore di chi subisce un danno a seguito del rifiuto a pagare il pizzo.

Asia Connell: Sì.

Tano Grasso: Nell’insieme abbiamo una buona legge anche se a volte si registrano ritardi dovuti a particolari situazioni territoriali. In questi casi le nostre associazioni intervengono direttamente sul ministro dell’interno.

Asia Connell: Grazie.

[19:33]
Ignatio Roffo: Io vorrei chiedere una cosa al dott. Grasso. Vorrei sapere cosa ne pensa della notizia circa l’indagine aperta dalla Procura di Caltanissetta sulla strage di via D’Amelio in relazione ai probabili coinvolgimenti dei servizi segreti italiani.

Tano Grasso: Per onestà devo dire che sono purtroppo scettico sul fatto che dopo così tanto tempo si possa giungere ad un esito giudiziario certo. Sicuramente però vi sono elementi per giungere invece a una valutazione politica degli scenari che si intravedono dietro la strage di via d’Amelio e questo può essere un compito della commissione parlamentare anti mafia.

[19:37]
Cristos Benelli: Potrei fare una domanda anch’io? La mentalità imprenditoriale, in Sicilia, è limitata dalla paura di dover avere a che fare con attività di racket. Esistono programmi sviluppati dall’associazione che puntino a dare supporto a imprenditori siciliani ancor prima di aver subito un torto?

Tano Grasso: Sì, la nostra attività è anche di tipo preventivo. Abbiamo ormai una consolidata esperienza con le forze dell’ordine che consente di intervenire ancor prima che giunga una richiesta estorsiva. Ad esempio a Napoli quando un nostro socio apre un cantiere edile in una zona ad alta densità mafiosa con le forze dell’ordine si predispongono misure di vigilanza che scoraggiano gli estorsori.

Cristos Benelli: E queste attività sono disponibili anche al piccolo imprenditore?

Tano Grasso: Sì, soprattutto al piccolo imprenditore.

[19:42]
Asia Connell: Dott. Grasso, spesso giungono notizie a noi giornalisti sull’utilizzo della mafia da parte di pezzi di Stato stile sbarco del ’43 e questo ci lascia piuttosto perplessi.

Tano Grasso: Possono darsi casi di questo tipo ma quando parliamo di Cosa Nostra parliamo di un soggetto che ha una sua assoluta autonomia rispetto ad altri soggetti e quando con questi altri soggetti interloquisce lo fa in una logica di scambio e mai di inferiorità. Non è facile per Cosa Nostra essere strumentalizzata da altri poteri senza che ne sia consapevole.

[19:47]
Pico Miles: Scusa Tano una domanda che non vorrei ti mettesse in difficoltà ma che credo sia doverosa visto che parliamo di cose serie… un amico funzionario della Banca d’Italia sostiene che secondo uno studio dei ricercatori di Palermo della Banca d’Italia, le imprese siciliane di successo non considerano la mafia fra gli ostacoli per lo sviluppo delle aziende. Ti sorprende questo dato?
Vorrei il tuo commento.

Tano Grasso: Sì, mi sorprende assai. La mafia come testimoniano varie ricerche è ad esempio il principale ostacolo agli investimenti nel Sud di imprese straniere. Su 100 imprese che dall’estero vengono in Italia solo una investe nell’intero Mezzogiorno. Evidentemente ciò avviene per i condizionamenti mafiosi con i quali un’impresa è costretta a confrontarsi. Nel caso delle grandi imprese siciliane a cui si fa riferimento nella domanda probabilmente si tratta di realtà economiche che nel convivere con la mafia traggono una convenienza diretta o indiretta. Ma questo loro interesse già nel medio tempo è destinato a indebolire la stessa qualità dell’azienda perché la mafia è l’ostacolo alla libertà di impresa e senza libertà non può esserci né sviluppo né crescita di imprese si è destinati a sopravvivere in una palude economica.

[19:50]
Ignatio Roffo: Riallacciandomi a ciò che diceva Asia, se è vero che Cosa Nostra non si lascia strumentalizzare perché impone dei rapporti di scambio, questo significa implicitamente che lo Stato istituzionalmente ha rapporti con Cosa Nostra. Nessuno fra i vertici delle istituzioni, che io ricordi, è mai stato condannato per associazione mafiosa.

Tano Grasso: Purtroppo stiamo parlando della realtà non di una suggestione letteraria. Il fatto che non ci siano condanne significa solo che non si conseguono sufficienti prove per condannare. Che poi ci siano stati o ci siano pezzi di istituzioni, per fortuna oggi molto meno di ieri, collusi con la mafia è una realtà testimoniata dalle frequenti notizie di cronaca.

[19:55]
Prez Pessoa: Una domanda… negli ultimi 20 anni ho visto molti ragazzi siciliani di allora, innovativi, ribelli, aperti al mondo, insofferenti di questa situazione, diventare parte integrante del sistema, a livello di paese, di famiglie, di lavoro. Qual’è secondo lei la “porta” principale da dove può arrivare un cambiamento? La scuola, la famiglia, l’imposizione delle istituzioni… sembra non esserci una via d’uscita, tutto si richiude su se stesso.

Tano Grasso: Dobbiamo essere consapevoli che la mafia non è solo un fenomeno criminale ma è qualcosa che assicura ricchezza e benessere a numerosi cittadini, anche indirettamente. Inoltre la mafia ha un suo sistema di valori che purtroppo attecchiscono di più nella debolezza dello Stato, per questo combattere la mafia non è cosa facile, non si può combattere la mafia solo su terreni giudiziari. Il consenso sociale della mafia e il suo radicamento sono i suoi punti di forza, ci vuole molto tempo, ci vogliono diversi passaggi generazionali per riuscire a estirpare questo fenomeno, bisogna in primo luogo saper lavorare sulle coscienze individuali.

[19:58]
Francis Ferraris: Oggi qualche analista parla di una piovra che è diventata “tentacoli impazziti”, una sorta di sistema monolitico che non esiste più (sempre se sia mai esistito un sistema unico). Corrisponde alla realtà tale situazione? Abbiamo a che fare ormai con fenomeni diversi che giustificherebbero anche la comparsa di omicidi e reati impensabili prima in aree “controllate” dalla mafia? Forse può essere il momento buono per debellare la mafia, se è davvero divisa in se stessa?

Tano Grasso: Non mi pare che si possa parlare di una mafia così indebolita, sicuramente un decennio addietro si era vicini alla possibilità di sferrare il colpo di grazia, oggi purtroppo non è così anzi lo stesso livello di conoscenza della mafia per alcuni aspetti è assolutamente inadeguato: basti pensare al flusso di capitale di provenienza mafiosa in aree non mafiose e alle conseguenti attività di riciclaggio sia nel Nord Italia che all’estero.

[20:01]
Agata Kubitsch: Quanto potrebbe contribuire l’abolizione del segreto di Stato per fare maggiormente luce sui passati e presenti episodi di Mafia? Ho collaborato e collaboro con l’associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna e continuo a scontrarmi con questa ottusità da parte del Governo di non volere abolire il segreto. Grazie.

Tano Grasso: Certo l’abolizione del segreto di Stato potrebbe agevolare.

[20:02]
Ignatio Roffo: Lei ha detto che per sradicare la mafia ci vuole molto tempo. Ritiene che le stragi del 1992 abbiano dato una battuta d’arresto irrecuperabile alla lotta alla mafia? O immagina che si potrà mai riproporre una situazione di contrasto come quella che riuscirono a creare il pool antimafia di Palermo?

Tano Grasso: Intanto a seguito delle stragi del ’92 si raggiunse il punto più alto nell’attività antimafia nel nostro paese; primo: ci fu una reazione della società civile per la prima volta in una dimensione di massa; secondo: per la prima volta la questione della mafia divenne una delle principali questioni nazionali e ha riguardato l’opinione pubblica anche del Nord Italia; in terzo luogo: nel nome di Falcone e Borsellino è cresciuta una nuova generazione di magistrati e investigatori; questi elementi hanno fatto sì che, come abbiamo già detto, più di 10 anni fa si era arrivati vicini al colpo di grazia. Il problema è perché oggi non ci sono più alcune di quelle condizioni e a tal proposito vi è una responsabilità primaria della politica.

[20:07]
Zok Ochs: Grazie mille dott. Grasso… sappiamo che ha degli impegni e non vorremmo trattenerla oltre il dovuto. Mi dica solo se disponiamo di qualche minuto per un paio di altre domande.

Tano Grasso: Sì certo.

Zok Ochs: Lei fu il primo commissario ordinario della commissione anti-racket… non mi sono però chiarissime le ragioni per cui si dimise.

Tano Grasso: Fui uno dei primi ad essere cacciato, con un provvedimento discutibile, dal governo Berlusconi nel 2001. Le dimissioni furono solo una formalità, venni cacciato da quell’incarico.

[20:10]
Zok Ochs: Cosa pensa invece del fatto che nelle ultime due commissioni antimafia si sono registrate presenze di personaggi inquisiti a volte per associazione mafiosa?

Tano Grasso: Questo è un sintomo di quanto sia inadeguata la sensibilità delle forze politiche.

[20:11]
Francis Ferraris: Associazioni come “Addio Pizzo” hanno avuto una qualche incidenza nella realtà dei commercianti ed imprenditori palermitani? Queste associazioni spontanee le ritiene dei buoni sintomi?

Tano Grasso: ADDIO PIZZO è l’esperienza anti mafia più significativa degli ultimi anni. In una città difficilissima come Palermo ha avuto la capacità di mettere in moto un meccanismo straordinario, e grazie a loro, dopo 16 anni dall’omicidio di Libero Grassi siamo vicini alla nascita di una associazione anti-racket anche a Palermo; poi questi ragazzi sono riusciti a far capire che il pizzo non è un problema solo dei commercianti ma riguarda tutti a partire dai consumatori.

[20:13]
Baol Balogh: Che percentuale di guadagni delle associazioni mafiose provengono dal pizzo?

Tano Grasso: il pizzo assicura alla mafia una entrata sicura che serve per pagare i picciotti e le spese per i detenuti ma il problema non è solo economico. Il pizzo è il luogo dove la mafia costruisce la propria identità. Non può esserci mafia senza pizzo. Perché il pizzo assicura il controllo del territorio e quella soggezione omertosa che costituisce il punto di maggiore forza delle mafie.

[20:15]
Joey Dhara: Visto quello che ha detto sul pizzo poco fa, lei ritiene che ancora oggi, nel 2007, con tutti i progressi tecnologici in atto, la mafia sia ancora un power syndacate? Non si sta invece “borghesizzando”, diventando una mafia dei colletti bianchi che si muovono a loro agio all’interno dei sistemi economici, bancari e finanziari?

Tano Grasso: Sono due realtà che come numerosi studiosi hanno spiegato, possono tranquillamente convivere, mi permetto di insistere, la mafia senza il radicamento territoriale non sarebbe più tale, poi ci sono i livelli dei colletti bianchi, il livello del riciclaggio, ma l’anima della mafia è nel territorio, ovvero è power syndacate.

[20:16]
Zok Ochs: Dal momento che questa è la sua prima volta in Second Life vorrei chiederle una sua impressione… cioè cosa si prova a chiacchierare con un pubblico virtuale ma così interattivo… se l’aspettava?

Tano Grasso: Mi dispiace deludervi ma io sono all’antica, quando discuto con delle persone debbo sentire il loro respiro, comunque grazie per l’occasione e se volete, mi piacerebbe tornare a discutere con voi di una proposta avanzata dal nostro movimento che prevede l’obbligo della denuncia stabilito per legge.

Zok Ochs: Con piacere. Il nostro gruppo antimafia sta elaborando un grosso progetto per la costruzione di un ‘isola della legalità su Second Life… potremmo con questa vostra presenza virtuale farvi impegnare a farvi partecipare alle nostre future iniziative?

Tano Grasso: Certo.

Zok Ochs: Bene vorrei adesso che Pico Miles facesse un piccolo saluto al dott. Grasso e a tutti i presenti da parte di alcune persone.

Tano Grasso: mi aspettano adesso i colleghi dell’associazione antiracket di Napoli per una riunione.

Zok Ochs: Dott. Grasso è stato un vero piacere ospitarla qui e le siamo molto grati per il suo contribuito.

[20:18]
Pico Miles: Volevo ringraziare Tano per la sua partecipazione organizzata con poco tempo a disposizione, tuttavia ritengo che la prossima volta potrà effettivamente farci sentire la sua voce.

Zok Ochs: Vorrei ringraziare di cuore anche la nostra carissima amica Nina Fizgig per aver accompagnato il dott. Grasso in Second life e averlo assistito tecnologicamente. Grazie anche a Pico Miles che ha reso possibile la presenza tanto gradita del dott. Grasso a questa commemorazione. Bene, adesso spero che vogliate esplorare i contenuti dell’installazione. Come avrete letto nel programma, ci sono tre video diversi, due dei quali in esclusiva. Sul tavolino di fronte a me inoltre troverete diversi gadgets come la maglietta “Non li avete uccisi”, il libro “Paolo Borsellino – Essendo Stato” e un teleport per visitare la mostra permanete antimafia della Giraffa Edizioni, un fumetto “Un pensiero solo” realizzato dai qui presenti Ignatio Roffo e Baol Balogh.

Un nuovo mondo ad oggetti

(articolo pubblicato sulla rivista Bancamatica n.12, Dicembre 1995)

In questi ultimi anni, nel mondo dell’informatica sta emergendo sempre più prepotentemente un nuovo modo di fare software che mette in discussione quello finora adottato.

Ci riferiamo all’O.O. sigla che sta per Object Oriented e che indica le metodologie, le tecnologie e gli strumenti che realizzano questo nuovo modo di fare software.

Le motivazioni del continuo affermarsi dell’O.O. non sono banali e alla fine si possono ricondurre ai problemi e ai costi cui si va incontro nella produzione e manutenzione del software.

L’Object Oriented oggi è il frutto degli studi effettuati nei due decenni precedenti.

Studi che, attraverso selezioni evolutive, hanno conquistato un numero sempre più grande di individui e aziende e che oggi concretamente si materializzano sul mercato con un numero crescente di prodotti O.O.

Le aspettative riposte nell’Object Oriented sono, sinteticamente, la riduzione dei tempi di produzione del software, l’industrializzazione del suo ciclo produttivo, una maggiore qualità ed efficienza del software così prodotto, una sua maggiore scalabilità e facilità di manutenzione e di conseguenza la riduzione dei costi di gestione e innovazione dei sistemi informativi e, laddove è opportuno, la salvaguardia di quelli esistenti grazie alla proprietà di incapsulamento insita e presente nelle metodologie e tecnologie O.O..

Il principale mito messo in crisi dall’O.O. è la metodologia cosiddetta “waterfall” – a cascata – secondo la quale le varie fasi di realizzazione di un progetto – analisi, sviluppo, test – vanno affrontate nella maniera più esaustiva possibile e tenendole disgiunte le une dalle altre; secondo l’O.O. il modello waterfall va sostituito dal modello prototipale che si basa sulla realizzazione di prototipi sempre più evoluti e nella realizzazione dei quali è previsto un forte coinvolgimento dell’utente finale allo scopo di verificare continuamente l’aderenza del progetto agli obiettivi da raggiungere, mettendosi al riparo da costosi e difficilmente rimediabili errori d’analisi.

Le eperienze condotte con le metodologie e le tecnologie O.O. sono anch’esse sempre più numerose per cui non si può pensare di essere ancora in una fase esclusivamente sperimentale.

La sperimentazione, se così vogliamo definirla, è piuttosto il continuo avvicinarsi a questi temi per conoscerli e il cominciare ad usare gli strumenti che ad essi si riconducono da parte di un crescente numero di aziende, comprese quelle bancarie.

Si possono citare pertanto situazioni in cui l’O.O. è stata ormai tranquillamente adottata e altre in cui si è avviato il processo di avvicinamento attraverso la lettura delle riviste specializzate o dei testi canonici, la frequenza di seminari e corsi, la sperimentazione diretta di alcune metodologie d’analisi, la conoscenza degli strumenti disponibili sul mercato, la realizzazione di qualche prototipo.

Nel mondo si trovano progetti O.O. avviati e conclusi sia nell’industria che nei servizi; in Italia, limitatamente al settore bancario, la Sicilcassa ha concluso da poco, e in poco tempo, un’esperienza molto interessante che ha visto la realizzazione di un prototipo di sportello O.O. che nel momento in cui sarà deciso il passaggio ad un nuovo tp di sportello concepito per i nuovi ambienti grafici (Windows, OS/2), potrà tranquillamente costituirne il punto di partenza.

Nello scorso aprile, l’ing. Roberto Dadda, responsabile Ricerca e Tecnologie del Banco Ambrosiano Veneto, in una conferenza sull’O.O., tenutasi a Milano, ha descritto il progetto di tp di sportello basato su metodologie e tecnologie O.O. e denominato Bravo che la sua azienda è in procinto di realizzare.

Sulla scia di quanto avviene in Germania presso l’azienda madre, anche in Italia la Deutsche Bank sta conducendo esperienze analoghe a quelle della Sicilcassa e dell’Ambrosiano Veneto.

L’interesse crescente per l’O.O. ha portato anche alla nascita di un organismo internazionale no profits, l’Object Management Group (OMG), finanziato dai maggiori produttori di software a livello mondiale, che promuove lo sviluppo delle metodologie e tecnologie O.O. e la loro standardizzazione attraverso la definizione delle specifiche CORBA (Common Object Request Broker) verso cui la stessa Microsoft ha recentemente deciso di mostrare più attenzione.

In Italia, a Bologna, all’inizio di quest’anno è nata anche l’Associazione Italiana Tecnologie Avanzate Basate su concetti Orientati ad Oggetti (TABOO), che ha lo scopo di promuovere e diffondere l’O.O. .

La Harmon Associates nel 1994 ha condotto un’indagine dalla quale è stato desunto che le vendite mondiali dei produttori e distributori nordamericani di prodotti O.O. effettuate nel 1993 ammontavano a 680 milioni di dollari.

L’articolo che segue vuol dare un’idea dell’attuale segmentazione del mercato dei prodotti/strumenti O.O. ed è stato redatto adottando la classificazione proposta dal prof.Roberto Zicari della LogOn Technology Transfer, società che rappresenta l’OMG in Europa; l’elenco dei prodotti che in esso compaiono non è esaustivo ma solo indicativo, vista la frequenza con cui nuovi prodotti arrivano sul mercato.

Mercato e tendenze per i prodotti di sviluppo software OO

Il mercato per i prodotti di sviluppo Object Oriented (OO) è piuttosto complesso. Una classificazione dei prodotti di sviluppo OO disponibili sul mercato potrebbe essere la seguente:

  1. Linguaggi e ambienti di programmazione OO.
  2. Strumenti CASE basati su metodologia OO.
  3. Lower CASE OO.
  4. Databases OO.
  5. Librerie di classi e frameworks OO.
  6. Ambienti di sviluppo OO per applicazioni distribuite.

1) Linguaggi e ambienti di programmazione OO

Questo è il segmento di mercato maggiormente rappresentativo di tutta l’Object Technology (309 milioni di dollari; Harmon Associates 1994).

Attualmente vi è un crescente numero di produttori con offerta sia per PC che per Workstation; la suddivisione operata vede:

1.1) Linguaggi Puri: Smalltalk, Eiffel, Simula, ecc..
1.2) Linguaggi Ibridi: C++, Objective C, Modula, Object Cobol, Prolog, ecc..

La tendenza da parte dei produttori è quella di dotare questi ambienti di risorse proprie o di terze parti che li rendano più che semplici ambienti di tipo 4GL.

Essi tendono ad essere e vengono definiti sempre più frequentemente come Ambienti di Sviluppo Avanzati (ADE – advanced development environment).

2) Strumenti CASE: basati su metodologia OO

Tali strumenti forniscono un ambiente di modellazione grafica basato su una metodologia OO.

Le metodologie utilizzate da tali strumenti possono essere proprietarie e pertanto impiegate solo da un particolare produttore di tali strumenti o essere pubbliche e impiegabili da qualsiasi produttore.

Questi strumenti si possono ulteriormente suddividere in:

2.1) Strumenti per l’analisi e la progettazione OO.

2.2) Strumenti CASE OO.

3) Lower CASE OO

Questo rappresenta il secondo segmento di mercato dell’Object Technology (216 milioni di dollari; Harmon Associates 1994).

Non tutti questi strumenti utilizzano un approccio basato su una vera e propria metodologia OO. La suddivisione che potremmo operare è la seguente:

3.1) Strumenti OO per la costruzione di GUI. Alcuni sempi:

3.2) Strumenti 4GL/ADE OO.
Questi strumenti, per la varietà di funzionalità da cui sono contraddistinti, possono essere ulteriormente suddivisi a seconda del grado di Object Technology che offrono:

3.2.1) Strumenti 4GL potenziati (basso grado di Object Technology). Alcuni esempi:

3.2.2) Strumenti moderatamente OO e di facile utilizzo (medio grado di Object Technology).
Alcuni esempi:

3.2.3) Strumenti veramente OO (altissimo grado di Object Technology).
Supportano C++ e/o Smalltalk. Alcuni esempi:

3.2.4) Strumenti che uniscono OOP e programmazione a regole.
Questi strumenti in molti casi si posizionavano precedentemente come sistemi esperti o ambienti di sviluppo basati sulla conoscenza. Alcuni esempi:

4) Databases OO

Questi sistemi (73 milioni di dollari; Harmon Associates 1994) si possono suddividere in:

4.1) Sistemi che integrano gli ambienti OOP (principalmente C++ e Smalltalk).
Attualmente
 questa è la categoria dominante nel segmento di mercato degli ODBMS (67,5 milioni di dollari; Harmon Associates 1994). Alcuni esempi:

4.2) Sistemi che supportano gli ambienti OO con databases relazionali (detti anche Sistemi Ibridi).
Alcuni esempi:

5) Librerie di classi e frameworks OO

Attualmente questo è il più piccolo segmento di mercato dell’Object Technology (14 milioni di dollari; Harmon Associates 1994).

La maggior parte di questi prodotti è stata progettata per supportare i lavori più ripetitivi nella programmazione, assistere lo sviluppo d’interfacce e la registrazione e ricerca di oggetti nei databases relazionali. Alcuni esempi:

6) Ambienti di sviluppo OO per applicazioni distribuite

Questo rappresenta un nuovo segmento di mercato dell’Object Technology.

Questi prodotti si basano sul rispetto degli standard CORBA (Common Object Request Broker) prodotti dall’ OMG (Object Management Group). Alcuni esempi: