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La Notte per la Cultura 2015 e la Villa Romana di Patti Marina

Quest’anno, per la prima volta, le due associazioni organizzatrici della Notte per la Cultura (questa è la sesta edizione), il Club Amici di Salvatore Quasimodo e l’associazione di promozione sociale Officina delle Idee, hanno pensato di sdoppiare l’evento che tipicamente si svolge in una sola serata del mese di Agosto nel centro storico di Patti, pensando anche ad una serata di visite da condurre presso la Villa Romana di Patti Marina.

Questo sito archeologico, scoperto casualmente nel 1973, durante i lavori di costruzione dell’autostrada A20 Messina Palermo, ha sofferto sempre, finora, rispetto ad altri siti siciliani di maggiore notorietà per un inadeguato livello di attenzione, sia relativamente alla cura e alla conservazione del sito stesso (oggetto di incuria, interventi inappropriati, infiltrazioni d’acqua) sia relativamente alle iniziative di promozione attuate, davvero limitate (a qualche depliant), per non dire inesistenti.

Eppure la scoperta della Villa Romana di Patti Marina fece clamore a suo tempo presso gli studiosi, primo caso di ritrovamento che si andava ad affiancare alla coeva e più famosa Villa Romana del Casale di Piazza Armerina.

L’attenzione dei pattesi sull’importante complesso monumentale, che presenta pregevolissimi mosaici e il desiderio di vederne riconosciute ed apprezzate le peculiarità sono sempre stati elevati negli anni e giustificano pertanto tutti i tentativi di valorizzazione e promozione, tra cui la serata odierna dedicata alla visita della Villa nell’ambito dell’edizione attuale della Notte per la Cultura.

E’ comprensibile pertanto come in questo quadro vada dunque ad inserirsi l’iniziativa civica di OpenPatti e di Digital Champions Patti, attuata dal basso, che, con l’intento di contribuire al successo della serata e più in generale alla promozione e alla valorizzazione del sito, hanno effettuato una mappatura dettagliata delle strutture archeologiche della Villa su OpenStreetMap rendendo così disponibili, gratuitamente, liberamente e in modalità open data, informazioni di alto valore culturale relative ad uno dei più interessanti siti archeologici siciliani, dimostrando di voler perseguire in tal modo obiettivi di condivisione e diffusione della conoscenza oltre che di promozione e valorizzazione del territorio.

Fino a qualche giorno fa della Villa Romana di Patti Marina, sulle mappe  online non si trovava nulla (come in Bing Maps) o la localizzazione approssimativa e più o meno esatta del sito archeologico (Google Maps) o una accennata via d’accesso ed un’area indicante la (criticata) copertura a protezione delle strutture murarie e musive sottostanti (OpenStreetMap).
Mappe a Confronto
Da qualche giorno invece proprio su OpenStreetMap (l’equivalente geografico di Wikipedia) è possibile individuare le strutture architettoniche del sito archeologico con un livello di dettaglio superiore a quello, ad esempio, della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina o di altri siti archeologici siciliani e ricavarsi, sempre in modalità open data, mappe ulteriormente arricchite di contenuti come quella che stasera, durante la visita alla Villa Romana di Patti Marina, sarà disponibile sugli smartphone dei visitatori della Notte per la Cultura semplicemente accedendo al seguente link http://bit.ly/1gL4jwd
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Ricordiamo infine che anche la mappa predisposta per la visita al centro storico di Patti, che seguirà giovedì 13 quella alla Villa, è frutto di un’azione civica dal basso che ha prodotto già lo scorso anno la mappatura più dettagliata esistente del reticolo di vie (circa 200) che caratterizzano il centro storico pattese.
Questo il link alla mappa del Centro Storico http://bit.ly/1fO6TjKcr_npc15
Buona Notte per la Cultura 2015 😉

Digital Champions Patti per le Consulte Territoriali Pattesi

Dopo l’incontro con la Consulta Giovanile Pattese, la presentazione del ruolo e delle finalità della figura del Digital Champion e della rete dei Digital Champion locali alle Consulte Territoriali Pattesi con proposte e iniziative per promuovere sul territorio pattese innovazione, competenze digitali e opportunità di crescita attraverso il lancio di OpenPatti

ODD 2014

Oggi in tutto il mondo si celebra l’Open Data Day, buon ODD a tutti dunque; è il quarto a livello mondiale ed il secondo che si celebra in Italia.

A Patti, piccola cittadina siciliana di circa 14.000 abitanti, le cose in generale si muovono lentamente per i più disparati motivi; territorio in ritardo di sviluppo (economico e culturale), aggravato dalla crisi congiunturale, giovani costretti ad andar via per trovare prospettive al loro futuro.

Toccherà ai quarantenni e agli ultraquarantenni rimasti, se ne avranno voglia e possibilità (prima che siano costretti a scappare anche loro), mettersi in gioco per dare speranze e prospettive di crescita a questo paese.

E da qualche mese, complice la rete e i pur criticati social network che stanno rendendo più consapevoli i cittadini e aggregandoli per affinità, qualcosa sembra muoversi, anche se sono ancora dubbi i risultati di questo affaccendarsi.

Uno degli obiettivi che si cerca di perseguire è rendere più aperta e trasparente la città a tutti i livelli. Non è semplice e si parte sfavoriti da tutte quelle condizioni di svantaggio approssimativamente sintetizzate prima. OpenPatti è una di queste cose che vorrebbero nascere e che al momento si sostanzia in una sezione sul sito dell’associazione “Il Paese Invisibile“, dove trovano posto alcuni importanti documenti che dovrebbero invece essere resi disponibili dall’Amministrazione Comunale sul proprio sito ufficiale, e nella bozza di un manifesto, condiviso e discusso tra un gruppo ancora ristretto di soggetti, ma che si spera di poter presto “ufficializzare” se una più ampia platea vi si riconoscerà nello spirito, negli intenti e nelle azioni.

Nel mio piccolo, oltre ad avere contribuito alla stesura del manifesto di OpenPatti ed aver cercato di essere parte attiva in alcune delle aggregazioni di cittadini e associazioni nate spontaneamente dal basso, c’è un’attività in particolare che mi sono ostinato ad avviare (e che già oggi si può, anche se parzialmente, considerare realizzata nei risultati) che considero simbolica per chi voglia condividere lo spirito del movimento Open Data.

Da metà Novembre 2013 fino a circa la meta di questo mese di Febbraio 2014, durante soprattutto i fine settimana, ho tracciato su OpenStreetMap (l’equivalente a livello geografico di Wikipedia) tutte le vie del centro storico di Patti (circa 200). Attività piacevolissima, che oltre a farmi ripercorrere le vie già note, mi ha permesso di scoprirne altre davvero incantevoli e sconosciute.

Come si può vedere nell’immagine, comparando la stessa area del centro storico su piattaforme diverse, il grado di dettaglio del reticolo stradale del centro storico pattese su OpenStreetMap risulta di gran lunga più completo e documentato.

centro storico Patti su piattaforme diverse

il reticolo di vie del centro storico di Patti documentato su tre diverse piattaforme; a sinistra su OpenStreetMap, al centro su Google, a destra su Bing.

Con questo non si vuol dimostrare l’inutilità o l’inaffidabilità delle mappe più note al grande pubblico ma semplicemente che la conoscenza del territorio da parte di chi vi abita consente di documentare le aree in cui si vive (ma non solo) in modo più ricco.

Ora le vie del centro storico di Patti sono lì, su una piattaforma aperta e accessibile a chiunque e quel lavoro potrà essere arricchito da chi ne ha voglia o anche essere riutilizzato senza dover ripartire da zero.

E’ il mio regalo ai miei concittadini per questa ricorrenza e l’invito ad essere più aperti; ancora buon Open Data Day 2014  #ODDIT14 🙂


Pasticciotti di Carne e Cardinali, le due specialità esclusive della pasticceria di Patti

A voler cercare località siciliane in cui si tramandi ancora l’uso di preparare dolci ripieni di carne non è facile trovarne. Per quanto abbia cercato, le uniche due rimaste credo di poter dire siano Modica e Patti. A Modica troviamo le famose Impanatiglie o ‘Mpanatigghi, ripiene fondamentalmente di carne e cioccolato modicano (ne scrive anche Sciascia in “Fatti diversi di storia letteraria e civile”). A Patti invece, molto meno famosi e praticamente sconosciuti al di fuori della cittadina tirrenica ma non meno buoni, troviamo i Pasticciotti di Carne, i cui ingredienti principali sono la carne e le mandorle tostate.

Guardando in giro si trova che dolci ripieni di carne venissero preparati fino a non molto tempo fa nel monastero di clausura dell’Origlione, a Palermo, da monache benedettine e, anticamente, sembra che anche le attuali e famose Cassatelle di Agira contenessero carne e si chiamassero pasticciotti, che avessero, diversamente da oggi, forma tonda, che fossero ricoperte con zucchero a velo e sormontate da un bottoncino rosso di zucchero a ricordare un altro famoso dolce siciliano, le Minne di Sant’Agata (sebbene quest’ultime ripiene di ricotta e non di carne) e il martirio subito dalla santa catanese.

La descrizione degli antichi Pasticciotti di Agira ripieni di carne lascia pensare che fossero molto simili ai Pasticciotti di Carne di Patti, ripieni di carne e mandorle tostate e tritate finemente, tondeggianti, ricoperti abbondantemente di zucchero a velo e decorati in cima con un grumetto di zucchero cristallino di colore rosso a ricordare appunto il candido seno di una vergine.

La storia dei Pasticciotti di Carne di Patti è d’altra parte la tipica storia di molti dolci siciliani; anch’essi nati tra le mura di un monastero di clausura di monache, stavolta clarisse e non benedettine, il monastero di Santa Chiara, fondato a Patti nel 1407 dal vescovo Filippo Ferrerio che trasforma in monastero una parte consistente dell’antica Capitania (risalente al 1345). In quel luogo, oggi ricordato e conosciuto come monastero della Sacra Famiglia, le monache clarisse vi rimasero per quasi cinquecento anni, fino al 1895; le suore operaie della Sacra Famiglia, un ordine di diritto solo diocesano fondato dal vescovo Giovanni Previtera intorno al 1885 a Linguaglossa, quando ne era ancora l’arciprete, invece ebbero assegnato quel luogo solo dopo che fu acquistato dal vescovo pattese nel 1901 e nulla hanno a che fare con la storia di questi dolci tipicamente pattesi.

Cardinali (a sinistra - left) e Pasticciotti di Carne (a destra - right) di Patti - Foto di Elena Trombetta

Cardinali (a sinistra – left) e Pasticciotti di Carne (a destra – right) di Patti – Foto di Elena Trombetta

Nel monastero di Santa Chiara le monache di clausura accoglievano le giovinette pattesi che in tal modo avevano l’opportunità di apprendere la preparazione di questi dolci ed è grazie a quella consuetudine se ancora oggi alcune famiglie pattesi conservano e si tramandano le competenze necessarie per realizzarli. Nel convento, inoltre, non si preparavano solo Pasticciotti di Carne ma anche molti altri dolci (Friciuletti, Cuddureddi, Zuccarati, Ossi i Mortu), tra cui i Cardinali, un’altra tipicità dolciaria pattese, tutta a base di mandorle, che per tradizione si accompagna sempre ai Pasticciotti di Carne di cui condivide lo stesso candore, dovuto in questo caso alla bianca glassa che la ricopre, e lo stesso tipo di decorazione di zucchero rosso (data la forma oblunga e non circolare del Cardinale, tre piccole righe di zucchero rosso cristallino disposte al centro del dolce, regolarmente distanziate e trasversalmente rispetto al lato lungo).

Una volta chiuso alle clarisse nel 1895 il monastero di Santa Chiara, l’abitudine di preparare i Pasticciotti di Carne e i Cardinali non rimase comunque confinata all’interno delle famiglie delle giovinette che lo avevano frequentato; Giovanna Manfré (18711945), una di quelle giovinette, figlia del “pignataroFrancesco, sposò all’inizio del nuovo secolo il cuoco mistrettese Giuseppe Galante (18801963) che, giunto a Patti l’11 Gennaio del 1900 (dopo aver ceduto il suo posto sul piroscafo che l’avrebbe portato negli Stati Uniti), già nel 1901 fondava l’omonima pasticceria e avviava la produzione sistematica di Pasticciotti di Carne, Cardinali e di tutti gli altri dolci che la brava moglie aveva imparato a preparare dalle monache clarisse; all’interno del Caffè Galante sono ancora visibili, appesi ad una parete, un diploma del 1927 dal quale si evince come le specialità della Ditta Giuseppe Galante e Figli fossero proprio Pasticciotti di Carne e Cardinali e una “Ode per il nuovo magnifico caffè”, composta nel 1929 dal maestro Tindaro Panissidi per celebrare il restyling del Caffè Galante, in cui si legge (rivolgendosi a Giuseppe Galante) “A voi che co’ squisiti pasticciotti,/ solleticate tanto e tanto il gusto/ dei distinti paesani signorotti”.

Pasticciotti di Carne di Carne di Patti - Foto Kublai

Pasticciotti di Carne di Patti – Foto Kublai

Carmelo Galante (19091996) nell’evocare questi ricordi, raccontava inoltre di due compagne della madre Giovanna Manfré che insieme a lei avevano frequentato il monastero di Santa Chiara e come lei avevano appreso dalle monache come preparare i tipici dolci pattesi; una delle due si chiamava Greco, un’antenata di Nanni Greco, attuale gestore del Camping Marinello, l’altra era la sig.ra Maria Frannina  (1887-1972), nonna delle signore Aiello, la cui famiglia per anni ha gestito la pasticceria “Jolì” contribuendo anch’essa a tramandare tra i giovani pasticcieri pattesi le antiche ricette delle clarisse.

Dei Pasticciotti di Carne e dei Cardinali si possono trovare, con qualche difficoltà, versioni di ricette praticamente identiche che differiscono al più nell’utilizzo degli aromi; Nino Falcone, nel 1984, per Pungitopo, le ha pubblicate in “Almanacco di Fra Filici ’85” (dalla pagina 272 alla pagina 277).

Recentemente la fantasia di qualche artigiano, quasi a voler nobilitare un dolce che non ne ha assolutamente bisogno, si è inventata dei nomi alternativi mutando il nome del Pasticciotto di Carne in Pasticciotto o Bocconcino della Badessa ma negli antichi ricettari compilati da Giovanni Galante (19031967), valente e cosmopolita pasticciere, che raccolse e riportò per iscritto in modo sistematico le ricette tramandategli dalla madre, comprese quelle dei dolci preparati dalle monache clarisse del monastero di Santa Chiara, l’unico modo alternativo con cui vengono talvolta indicati i Pasticciotti di Carne è “a carni duci”.

Replica alle prime reazioni seguite alla proposta di inititolare a Beniamino Joppolo il Liceo di Patti

(articolo pubblicato originariamente sul blog del Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti)

Come è ormai noto, nei giorni scorsi il Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti ha inoltrato un’istanza alla dirigente scolastica del Liceo di Patti e, per conoscenza, al sindaco e al presidente del Consiglio Comunale pattese per chiedere che l’attuale intestazione del liceo venga cambiata proponendo di intitolare la prestigiosa scuola all’intellettuale pattese Beniamino Joppolo. Alla proposta sono seguite reazioni favorevoli ma anche contrarie; tra chi si oppone c’è chi non prova alcun imbarazzo per l’attuale intestazione del liceo e vorrebbe che le cose rimanessero così come stanno, altri propongono nomi alternativi a Beniamino Joppolo sostenendo soprattutto che a lui è stato ormai intitolato il vicino Cine-Teatro Comunale. Nella nostra istanza avevamo argomentato circa quest’ultima obiezione fornendo elementi che portassero al suo superamento.

Non vorremmo sembrare eccessivi ma riteniamo che a Beniamino Joppolo la città non abbia ancora sufficientemente tributato il riconoscimento dovuto, e anche dopo l’eventuale accoglimento della nostra richiesta riteniamo che altro debba ancora essere fatto per divulgare e far apprezzare più universalmente il ruolo e il valore dell’opera e del pensiero di Joppolo nell’ambito della cultura europea del Novecento.

Il Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti, città e territorio che si caratterizzano per la presenza di luoghi quasimodiani, è nato perseguendo l’obiettivo di portare a Patti il parco letterario Quasimodo (finalità a cui non ha certo rinunciato) ma, per esaltare il contributo alla cultura del Novecento dei due pattesi Beniamino Joppolo e Nato Sciacca, persegue l’ulteriore obiettivo di istituire un parco artistico-letterario dedicato a queste due figure; tutto questo inquadrandosi nella strategia di promozione del territorio e dei suoi contenuti, intesi nella loro valenza materiale ed immateriale, che la nostra associazione porta avanti dalla nascita (come testimoniano le numerose iniziative socio-culturali intraprese e l’impegno profuso all’interno del Forum delle Associazioni Pattesi e del Centro Commerciale Naturale Patti Centro).

Ciò di cui Patti potrebbe vantarsi non è sempre adeguatamente valorizzato e spesso il nome della città è associato a elementi negativi o anche a personaggi del recente passato che sarebbe meglio dimenticare. L’esigenza dunque di associare l’immagine della città a ciò che ne è espressione positiva, dovrebbe essere particolarmente sentita; questo vale per le bellezze naturalistiche, per i monumenti, per i siti storici e archeologici, per i prodotti, ma vale anche per le intelligenze e le eccellenze umane che in questa città hanno avuto i natali o che con questa città hanno avuto a che fare. E Joppolo, salvo smentite, rappresenta, ad oggi, il pattese che più di ogni altro nella storia abbia influenzato la cultura italiana ed europea; per questo riteniamo che anche l’intitolazione del Liceo di Patti a Beniamino Joppolo, come è scritto nell’istanza, «possa ulteriormente qualificare il nostro concittadino, il Liceo e la Città al contempo».

A chi, infine, per ragioni diverse, si scandalizza che la nostra associazione abbia intrapreso una simile iniziativa o tenta di sminuirne il valore o addirittura ci faccia una colpa perché altri avrebbero dovuto intraprenderla, non abbiamo molto da dire se non che non capiamo esattamente che cosa li infastidisca tanto. Riteniamo piuttosto che la nostra proposta abbia il merito di sollevare l’attenzione su una questione di non poco conto, che ha visto la città inerte o inconcludente per ben sessantacinque anni, sostenendo la nostra istanza in modo concreto e documentato con lo studio su Joppolo svolto dal prof. Carmelo Luca e coinvolgendo nella questione la città e le massime autorità cittadine.

Ringraziamo infine chi ha accolto con favore la nostra iniziativa, avvertendo tuttavia che la nostra associazione non intende sostenere o veicolare alcuna forma di propaganda politica ma invita comunque le parti politiche espresse in Consiglio Comunale, i cittadini e le varie associazioni socio-culturali presenti sul territorio a pronunciarsi per far conoscere alla cittadinanza le proprie posizioni al riguardo e contribuire civilmente al dibattito.

Patti, 6 Maggio 2012

Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti

Leggi l’istanza e lo studio su Joppolo presentati alla dirigente del liceo e alle autorità cittadine

Istanza d’intitolazione a Beniamino Joppolo del Liceo di Patti

(articolo pubblicato originariamente sul blog del Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti)

Questa mattina il Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti ha indirizzato, sotto forma di lettera aperta, un’istanza al dirigente scolastico del Liceo di Patti, prof.ssa Grazia Gullotti Scalisi e, per conoscenza, al sindaco di Patti, avv. Mauro Aquino e al presidente del Consiglio Comunale, avv. Giorgio Cangemi. Muovendo dall’inderogabile necessità, ad oltre sessantacinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla nascita della Repubblica, di rimuovere dalla più prestigiosa scuola pattese quel nome che da decenni ormai è causa di imbarazzo e di disagio a fronte del giudizio storico e morale che da tempo è stato sancito nei confronti di colui che favorì l’ascesa al potere del fascismo e promulgò le leggi razziali e antisemitiche in Italia, nell’istanza si chiede che il liceo pattese venga intitolato all’illustre concittadino Beniamino Joppolo, «protagonista e interprete di valori antifascisti, promotore e artefice di sperimentazioni artistiche e letterarie, riconosciuto a livello europeo e mondiale, meritevole dell’apprezzamento della Città e della sua più prestigiosa Scuola». La richiesta, a firma del presidente del club Antonino Galante, è stata corredata da uno studio sulla figura dell’intellettuale pattese, “Beniamino Joppolo: intellettuale e scrittore pattese di statura europea”, del prof. Carmelo Luca, socio del Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti, già stimato insegnante del liceo pattese e profondo conoscitore della vita, dell’opera e del pensiero di Joppolo. L’iniziativa, meditata da prima che all’illustre concittadino venisse intitolato il Cine-Teatro Comunale, rappresenta l’atto conclusivo del mandato triennale del presidente uscente del club, Antonino Galante.

Qui l’istanza e lo studio su Joppolo presentati alla dirigente del liceo e alle autorità cittadine

La Pizzata al Caffè Galante

Con la scusa, “che ne dite se ci rivediamo il documentario Rai sul caso Ficarra e ci mangiamo una pizza?”, il 27 Dicembre scorso abbiamo organizzato una “pizzata” al Caffè Galante.

Siamo stati bene anche se un po’ “impiccati” perché il Caffè Galante non è ancora aperto come “caffè”.

Ma questa “pizzata” ha un significato particolare: per la prima volta, a Patti, si è formata un’inedita e spontanea aggregazione di associazioni che ha riempito di eventi e contenuti il Natale pattese; il Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti, l’associazione NoveMaggio, l’associazione Officina delle Idee e l’associazione Studio Italia hanno deciso di collaborare tra di loro e il Caffè Galante è stato il testimone dei loro incontri preparatori e il destinatario in parte di alcuni eventi.

Questo contributo dell’associazionismo alla riuscita del Natale pattese è stato anche riconosciuto pubblicamente dall’assessore al turismo ed è sembrato strano perché la politica che normalmente avoca a se tutti i meriti, specie dalle nostre parti, stavolta riconosce invece il valore e il contributo proveniente dal basso.

Idealmente quindi quella “pizzata” tra membri di varie associazioni pattesi suggella un sodalizio e un nuovo modo di fare.

La testimonianza di quel clima è in queste foto.

Nel giro di un mese al Caffè Galante sono tornati i dolci, ci si è ritrovati seduti intorno ai tavoli a mangiare qualcosa, spero che questo sia un buon auspicio per il progetto.

Innovazione, Turismo e Centri Storici; una breve sintesi di quanto si è detto

(articolo pubblicato originariamente su Kublai)

Ho scritto che avrei provato a raccontare una sintesi di quello che si sarebbe detto al convegno “Innovazione, Turismo e Centri Storici” che si è tenuto a Patti lo scorso sabato 17 Ottobre.

Non riesco esattamente a fare una sintesi, mi viene troppo complicato perché si è spaziato parecchio, comunque provo ad accennare qualcosa.

Inizio col dire che il tempo è stato oggettivamente poco e, a parte gli interventi dei due ospiti, Daverio e Argentino (alla fine il dirigente regionale dell’assessorato al turismo non ha partecipato all’incontro), non c’è stato molto spazio per gli interventi del pubblico, così a mio avviso il dibattito ne è uscito molto sacrificato.

C’erano degli studenti, c’erano degli amministratori pubblici; si spera che possa servire ciò che hanno ascoltato e che il pubblico presente ha dimostrato di apprezzare, soprattutto quando si è parlato dello scempio perpetrato a danno dei centri storici, delle politiche edilizie che hanno favorito il loro spopolamento e depauperamento e dell’esigenza di invertire la rotta favorendone recupero, valorizzazione e vivibilità ridotandoli dei servizi più elementari.

Daverio ha proposto polemicamente un premio all’abbattimento per cercare di recuperare la compromessa skyline o linea d’orizzonte e condotto un’analisi storica tesa a sottolineare il decadimento della Sicilia a partire solo dall’inizio del Novecento e ipotizzando una linea di sottosviluppo che invece che dividere il paese tra nord e sud lo divide, secondo la sua visione, tra est e ovest, tra Adriatico e Tirreno, citando a sostegno della sua tesi i positivi interventi sul territorio effettuati in Puglia contrapposti a quelli discutibili della Liguria.

C’è stato un elencare, anche da parte di chi è intervenuto tra il pubblico, di iniziative che potrebbero favorire lo sviluppo dei territori e un riferimento, ma solo un semplice nominarlo, al turismo relazionale senza spiegare di cosa si tratti (ciò di cui discutevamo la sera precedente in una riunione del Club Amici di Salvatore Quasimodo di Patti, cercando di valutare le implicazioni di un nostro coinvolgimento nel progetto AngelixViaggiatori e della proposta di Jesse Marsh per assecondarne l’istanza di ampliamento del contesto iniziale con AngelixCipro).

Un appunto che avrei voluto muovere al prof. Argentino avrebbe riguardato la sua semplicistica visione della rete e della diffusione della banda larga intesi come elementi negativi e alienanti; mi è sembrata la classica e superficiale critica verso la rete che dimostra solo il rifiuto e l’incapacità di coglierne gli aspetti positivi, relazionali e di sviluppo, che invece genera.

Per quanto gradevoli e apprezzabili siano stati gli interventi, con l’eccezione di cui ho detto prima, mi sembra che alla fine di innovazione si sia parlato poco.

key sentences
“inurbazione come forma di controllo”, “dialogo col paesaggio”, “antropologia culturale”, “rapporto tra innovazione e passato”, “crisi della modernità”, “privilegiare i rapporti tra le persone e la qualità della vita”, “critica delle attuali forme di turismo industrializzato”

Patti: disservizio idrico, i cittadini soffrono!

pubblicato originariamente su In Cammino, Anno XIX – N. 10 (181), Ottobre 2008, pag. 5

Patti: disservizio idrico, i cittadini soffrono!
Quando e come sarà risolto definitivamente questo problema che affligge la città da sempre?

La città vuol sapere, vuole conoscere cosa sta succedendo e perché nonostante la continuità amministrativa di cui ha goduto il nostro comune, ogni anno, puntuale, nel periodo Settembre-Novembre, si ripresenti ancora il problema della mancanza d’acqua. Siamo stati, il mese scorso dal sindaco Venuto per parlare di questo e per chiedergli spiegazioni. Il sindaco ci aveva rassicurati che da lì a qualche giorno i problemi sarebbero cessati e, scusandosi con i cittadini, attribuiva i disagi ai guasti subiti dalle pompe. Siamo usciti dal colloquio fiduciosi e rassicurati, scrivendo che speravamo tanto che le cose stessero effettivamente così come detto dal sindaco, aggiungendo che comunque i successivi mesi di Ottobre e Novembre avrebbero sancito o meno la veridicità e la bontà delle sue affermazioni. Ma non è stato necessario aspettare la fine dello stesso mese di Settembre per vedere la situazione aggravarsi. Nei serbatoi delle abitazioni del centro storico entrano anche meno di 100 litri di acqua in poco più di un’ora di erogazione giornaliera e talvolta la presenza di aria nelle condutture impedisce all’acqua di raggiungere i serbatoi, col risultato di lasciare le abitazioni senz’acqua anche per più di un giorno. Il problema quindi non era dovuto ai guasti alle pompe ma alla reale ed effettiva carenza d’acqua.

Abbiamo deciso di tornare alla carica, non più dal sindaco, dal quale abbiamo avuto l’impressione di ascoltare solo verità “politiche”, e raccogliere non più dichiarazioni ma dati e informazioni che possano far capire. E questi dati presentiamo alla cittadinanza perché li valuti e giudichi.

Non è stato facile raccoglierli, tra l’altro, poiché, in barba a qualsiasi criterio di trasparenza, il sindaco, lo scorso mese, con un ordine di servizio, ha improvvisamente imposto ai suoi dipendenti comunali il silenzio stampa. E per capire che la trasparenza non è certamente il forte di questa amministrazione, basta visitare quell’autentica vergogna di sito internet comunale mal curato, datato e in cui non vi è neanche uno straccio di regolamento e che dovrebbe, al contrario, contenere tutti i documenti che vengono affissi all’albo pretorio e costituire un mezzo rapido ed efficace per comunicare con i cittadini e offrire loro servizi, un mezzo per garantire la reale trasparenza dell’azione amministrativa.

Ma vediamo cosa è emerso dalla nostra indagine. Abbiamo scoperto innanzitutto che i vecchi misuratori (quanti ce ne saranno installati ancora?) girano anche quando nei tubi al posto dell’acqua passa aria (!), che la quantità minima giornaliera d’acqua prevista per ogni utenza è di 400 litri (!) e che il fabbisogno d’acqua del comune di Patti si può quantificare normalmente in circa 60 litri/sec., che durante l’estate – vuoi per il caldo che per l’aumento di popolazione – diventa di 80 litri/sec. (trascurando di considerare eventuali picchi di richiesta in alcuni giorni della stagione calda) e che, attualmente, dagli otto pozzi del Timeto si ha un’erogazione di 15 litri/sec. contro i 100 litri/sec dei mesi invernali.

Questa la situazione in attesa che almeno uno dei due pozzi di Lunardo (che il sindaco il mese scorso dava entrambi per utilizzabili nell’arco di un paio di giorni) entri in funzione, facendo, con i suoi 15 litri/sec., raddoppiare di fatto la quantità d’acqua disponibile, e migliorare in tal modo la situazione, sopratutto nel centro storico, ma portando l’erogazione solo a meno della metà del fabbisogno cittadino nei periodi di siccità come l’attuale. Il secondo pozzo di Lunardo, che garantirebbe altri 20 litri/sec., e che avrebbe portato in questo periodo di magra l’erogazione complessiva a 50 litri/sec., sarà forse messo in funzione entro la fine dell’anno. Tuttavia, come può evincersi dai numeri, non saremmo ancora agli 80 litri/sec. che rappresentano il fabbisogno minimo necessario per Patti in questi mesi. La dura realtà, della quale il sindaco sembra accorgersi solo ora (inducendolo, tardivamente e dopo oltre due mesi di disagi per la popolazione, a richiedere alla Regione il riconoscimento dello stato d’emergenza idrica) rimane quell’erogazione d’acqua che non va oltre i 15 litri/sec.

Ci sarebbe anche da chiedersi che frutti hanno prodotto i lavori effettuati qualche anno fa, con un finanziamento di 180.000 euro proveniente dalla Regione, per scavare un altro pozzo, in località Pizzo dell’uovo, che con i suoi 10 litri/sec. consentirebbe di ridurre ulteriormente il divario che separa dal fatidico fabbisogno di 80 litri/sec. nei periodi di siccità. L’acqua non è buona? Se così fosse, non si può far nulla per renderla eventualmente potabile? Cosa è successo a Pizzo dell’uovo?

Un’ultima questione riguarda la capacità di fronteggiare i guasti. Nel nostro articolo del mese scorso riferivamo che il sindaco attribuiva i problemi manifestatisi ad Agosto alla rottura contemporanea di alcune pompe e noi commentavamo scrivendo che tali evenienze vanno messe in conto in modo da poterle fronteggiare al momento in cui si presentano; ebbene apprendiamo che in passato esisteva effettivamente un parco pompe che veniva prontamente utilizzato per sostituire appunto le pompe guaste da mandare alla riparazione; oggi invece di questo parco pompe non vi è più traccia e in caso di guasto, le pompe rotte vengono sostituite acquistandone al momento di nuove.

Ci chiediamo allora se questo modo di fare non determini intanto una minore tempestività nella soluzione dei problemi quando questi si presentano e quanto incida nel bilancio comunale il ricorrere continuamente all’acquisto di nuove pompe rinunciando alla manutenzione e alla rotazione di quelle già esistenti.

Alla fine quello che stupisce è ancora una volta il silenzio incomprensibile dell’amministrazione e il malcostume inveterato di gestire la cosa pubblica in spregio del diritto sacrosanto della cittadinanza di sapere. Sul ruolo e sull’efficienza del Consiglio Comunale (che trova modo di riunirsi, e celermente, per occasioni di circostanza, come è stato per la visita del presidente della regione), del suo presidente (che ama farsi intervistare brillando nel non dire nulla) e dell’opposizione in particolare (che tiepidamente e tardivamente ne chiede la convocazione per bocca del consigliere Aquino) per parlare tempestivamente e pubblicamente del problema e chieder conto e ragione all’amministrazione di cosa è accaduto, sta accadendo o di cosa, sopratutto, si ha in programma di fare, è meglio stendere un pietoso velo.

I numeri dell’acquedotto

Tentiamo di capire ora, anche con l’aiuto dello schema riportato a fondo pagina, come è strutturata la rete idrica cittadina.

Esistono attualmente otto pozzi, presso il Timeto, da cui viene estratta l’acqua che alimenta i due serbatoi principali di San Giovanni (1000 m³) e di Segreto (500 m³). Il serbatoio di San Giovanni alimenta la zona nord della città (da piazza Marconi a scendere verso il mare, quindi corso Matteotti, Patti Marina, Case Nuove Russo, Mongiove) e il serbatoio di Segreto il centro storico. Complessivamente sul territorio comunale sono presenti circa 7000 famiglie e circa 8000 utenze d’acqua e i due serbatoi di San Giovanni e Segreto servono circa il 90% dell’utenza comunale.

L’entrata in funzione di uno dei due pozzi di Lunardo (andando ad alimentare con i suoi 15 litri/sec. il serbatoio di San Giovanni) consentirebbe, nei fatti, a entrambi i serbatoi principali di Segreto e San Giovanni di passare ciascuno dai 7,5 litri/sec ai 15 litri/sec., facendo passare da otto a nove i pozzi da cui verrebbe estratta l’acqua e da 15 litri/sec a 30 litri/sec. la quantità d’acqua estratta. Esiste un altro piccolo serbatoio a Santo Pietro (100 m³), alimentato da sorgenti che si trovano a Musotomo e Ferrara e che serve le contrade di Gallo, Camera, Sisa, Santo Paolo e Carasi; ma in questo periodo, in cui l’alimentazione dalle sorgive è insufficiente, viene alimentato dal serbatoio di Segreto. Un altro piccolo serbatoio si trova a Monte Giove (alimentato da una condotta direttamente proveniente dalla centrale del Timeto) che a sua volta alimenta un altro piccolo serbatoio situato a Pizzo dell’uovo da dove l’acqua ridiscende per alimentare le frazioni di Tindari, Locanda e Scala. Sorrentini è alimentato da una sorgente presente sul luogo ma in periodi di insufficienza come lo è adesso, l’acqua viene pompata su da Patti. Infine Marinello è alimentato dal comune di Oliveri.

schema rete idrica comune patti

Schema della rete idrica del Comune di Patti (cliccare per ingrandire l’immagine)

Mai più senz’acqua, chiedo scusa ai pattesi

articolo pubblicato originariamente su In Cammino, Anno XIX – N. 9 (180), Settembre 2008, pag. 5

Mai più senz’acqua, chiedo scusa ai pattesi

Mai più senz’acqua, ecco l’assicurazione del sindaco al nostro giornale durante l’intervista in esclusiva che ci ha rilasciato, dove anche chiede scusa ai cittadini di Patti per i disagi che hanno subito in questo mese a causa della mancanza d’acqua.

Subito dopo la sua prima elezione a sindaco si ebbe immediatamente la sensazione che Venuto avesse definitivamente risolto il problema della carenza d’acqua a Patti; l’intuizione di acquisire da privati nuovi pozzi da aggiungere agli esistenti per alimentare l’acquedotto e far così fronte al fabbisogno idrico della cittadinanza, aveva segnato la differenza con le precedenti amministrazioni. Di fatto però e col passare del tempo questa soluzione ha rivelato tutti i suoi limiti di soluzione temporanea. Tant’e’ che tutti gli anni puntualmente le abitazioni del centro storico cittadino nel periodo che va da Settembre a Novembre (a volte anche a Dicembre) devono fare i conti con il razionamento dell’acqua e fare attenzione alla quantità del prezioso liquido presente nei serbatoi delle abitazioni, in attesa che l’erogazione venga ripristinata il giorno dopo (o a volte anche i giorni dopo). Quest’anno in particolare, con la complicità della siccità, la carenza d’acqua è stata maggiore e abbiamo rivisto cittadini in piazza San Nicola far rifornimento con bidoni, alcuni ricorrere persino alle autobotti, mettendo mano al portafogli, e finanche l’ospedale in difficoltà (anche se poi, si scopre che la mancanza d’acqua in ospedale si era manifestata per via di un grossa perdita d’acqua di 48.000 metri cubi che durante la notte si perdeva nelle cucine – si potrebbe dire forse in questo caso che non tutto il male viene per nuocere). Ad ogni modo quest’anno la carenza si è sentita di più.

Il sindaco ci conferma che il problema è esclusivamente del centro e di qualche frazione (ed in effetti ci risulta che zone come corso Matteotti o frazioni come Mongiove non ce l’abbiano); ma cosa è successo in tutti questi anni comunque caratterizzati da una continuità amministrativa di cui quantomeno in quest’ultimo scorcio di sindacatura dovrebbero senrtirsi gli effetti?

Ed ecco il sindaco spiegarci con dovizia di particolari i problemi legati all’approvvigionamento del serbatoio di Segreto che con l’immissione nel circuito dell’acqua proveniente dai due nuovi pozzi di Lunardo verranno definitivamente risolti mentre già il serbatoio di San Giovanni che serve approssimativamente la parte nuova della città non ha mai smesso di fare egregiamente il suo lavoro.

Infine ci informa che la tanto decantata acqua di Musotomo verrà finalmente immessa nell’acquedotto comunale e servirà la contrada di Gallo dove tra l’altro, in prossimità dell’incrocio con la strada per Montagnareale, verrà realizzata una fontana pubblica per coloro che vorranno approvvigionarsi direttamente sul luogo con la più famosa acqua pattese.

Per suffragare la tesi che a Patti non ci sono problemi d’acqua, addirittura il sindaco si spinge a dire che fino a metà Agosto il Comune di Patti ha dato acqua a qualcuno dei comuni viciniori (ci chiediamo comunque, alla luce di quello che succede tutti gli anni nel periodo estivo, con la drastica riduzione delle riserve d’acqua nelle falde, e le conseguenti carenze di approvvigionamento del centro nei mesi successivi, se questo comportamento fosse opportuno e giustificabile) e che è stata la rottura delle pompe (non sarebbe stato opportuno mettere in atto accorgimenti preventivi al manifestarsi di una tale prevedibile evenienza?) a mettere in ginocchio la città.

E il famoso acquedotto esterno di cui tanto si è detto negli scorsi anni? I lavori iniziati nel 1996, e che hanno visto cinque anni di tempo sprecato per la rescissione del contratto con il primo aggiudicatario in seguito al sorgere di un contenzioso, sono finalmente completati e l’immissione dell’acqua proveniente dai due nuovi pozzi di Lunardo nel nuovo acquedotto esterno nelle prossime settimane rappresenteranno la messa a regime della nuova opera.

Quindi secondo quanto affermato dal sindaco, Patti non avrà più problemi di approvvigionamento idrico, neanche nelle zone dove questo problema si è finora puntualmente manifestato (anche se non sempre con la gravità di quest’anno), e noi speriamo che effettivamente abbia ragione; i prossimi mesi di Ottobre e di Novembre, d’altra parte, ci diranno se le cose stanno effettivamente nel modo che tutti quanti auspichiamo.

Per concludere, abbiamo chiesto al sindaco di spiegarci che cosa era successo all’inizio dell’estate, quando con un ordinanza, ha dovuto improvvisamente impedire l’uso dell’acqua per un episodio di inquinamento; ci ha spiegato che si è trattato di un episodio casuale (non esclude addirittura un errore del laboratorio) che non dovrebbe più ripetersi.

Gli abbiamo fatto notare che la scelta di far passare il banditore, per quanto abbia raggiunto lo scopo di avvisare con tempestività la cittadinanza del problema, non è stata molto felice per gli effetti che ha paradossalmente generato (visto che la gente non sapeva più se poteva consumarla per uso alimentare dopo bollitura o persino anche per una semplice doccia) perché l’iniziativa non è stata seguita da comunicati più esaustivi circa la natura dell’inquinamento e le precauzioni da adottare (c’è stato persino chi ha ipotizzato un inquinamento radioattivo o chi più semplicemente di un classico inquinamento da coliformi fecali (tipicamente acque della fognatura che vanno a inquinare l’acqua potabile). Abbiamo quindi fatto notare al sindaco che senza dispendio di risorse e in modo altrettanto immediato (se non anche più capillare e potente, vista la diffusione che ormai internet ha raggiunto anche nella nostra cittadina) un appropriato comunicato pubblicato sul sito web del comune (peraltro molto bisognoso di cure radicali, per usare un eufemismo) avrebbe risolto brillantemente il problema, poiché anche chi non ha internet sarebbe stato raggiunto da un più veritiero passaparola.

Un’ultima osservazione ancora prima di concludere, riguarda il comportamento del consiglio comunale; in entrambe le circostanze in cui si sono verificati problemi all’acquedotto (l’episodio dell’inquinamento, prima e questo ultimo della carenza dell’approvigionamento) nessuna convocazione d’urgenza del consiglio è stata richiesta, sebbene la gravità dei problemi lo richiedesse (perché noi, al contrario dei consiglieri, evidentemente riteniamo che i problemi dell’acquedotto siano problemi gravi che riguardano direttamente la salute, oltre che le tasche, del cittadino). Se il silenzio dei consiglieri di maggioranza può apparire più comprensibile (ma no lo è ugualmente) per ragioni di appartenenza, quello dell’opposizione (pronta a risvegliarsi ringalluzzita quando si tratta di poltrone, soldi e prebende da spartire) lo è sicuramente ancora meno.